Dopo anni di entusiasmo e grandi aspettative, l’industria vinicola cinese si trova a fare i conti con la realtà delle esportazioni che stentano e il mercato internazionale che resta difficile da conquistare. L’autrice Fongyee Wang, che nel 2019 aveva pubblicato The Chinese Wine Renaissance, ha ammesso che le prospettive di crescita rapida non si sono materializzate. A pesare è anche la congiuntura geopolitica: «La Cina non è oggi il mercato più appetibile, e i suoi vini non sono percepiti come tendenza», ha dichiarato Wang a The Drink Business.
Le statistiche dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv) parlano chiaro: la produzione è scesa del 33% nel 2023 e di un ulteriore 17% nel 2024. Un tracollo che però, secondo Wang, va letto anche come un processo di pulizia del mercato. Molti piccoli produttori improvvisati hanno abbandonato il settore, mentre i player più strutturati hanno puntato su rese contenute e qualità superiore, sostenuti da nuove regole di denominazione introdotte in diverse regioni vitivinicole del Paese. Parallelamente, la domanda interna sta crescendo con i consumatori cinesi, un tempo orientati soprattutto verso etichette straniere, che iniziano a riconoscere valore e identità nelle produzioni nazionali. Questo ha spinto le cantine a sperimentare, rafforzando la fiducia nelle prospettive domestiche.

Sul fronte internazionale, invece, le difficoltà restano. Le esportazioni sono penalizzate dal clima geopolitico sfavorevole e dalla cautela dei distributori globali, che preferiscono affidarsi a marchi già consolidati. «Le vendite all’estero hanno oggi soprattutto un ruolo simbolico: servono a costruire immagine e reputazione più che volumi», osserva Wang. La spinta iniziale verso una rapida affermazione globale, che sembrava concreta solo pochi anni fa, appare oggi ridimensionata. Ma non del tutto tramontata: «Nel breve termine l’impatto del vino cinese è stato sopravvalutato, nel lungo sarà probabilmente sottovalutato. Il mercato si sta muovendo verso una maggiore maturità», sottolinea l’esperta. In sostanza, come è accaduto in passato per altri paesi, la traiettoria del vino cinese sembra dunque sempre più propendere per un’impostazione qualitativa a discapito della quantità, con l’export come vetrina e il mercato interno come vero motore di crescita.
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