Renato Keber rientra da una giornata faticosa di lavoro passata in vigna, si cambia gli stivali e versa il vino: il calice racconta un sorso di gran carattere, non esattamente un giovane vinello banale fresco di beva. Quindici ettari impiantati fitti con sistema Gujot e produttività contenuta in regime di biologico certificato senza sbandierarlo ai quattro venti. Per sua ostinazione – una fortuna per chi assaggia – i primi vini che escono, i varietali, attendono almeno cinque anni dalla vendemmia. Ed è un piacere sentire tutta la ricchezza di questi anni in vini che riescono a non perdere mai vitalità gustativa.

Si stappa il Friulano Riserva Zio Romi (confrontando le annate ’17 e ’19), il vino più identitario e prodotto nelle vigne più antiche di famiglia, anche nella cru Zegla ’16, si prosegue con un intenso MalCheVada ’19, blend con prevalenza di malvasia istriana e si chiude con la ribolla gialla estrema ’16, quasi un orange senza voler definirlo tale e prodotto così da prima che la macerazione tornasse in auge, ora con nuova etichetta, interpretata dalla visione della figlia Tereza, ultima generazione dell’azienda.

Renato Keber
Renato non chiede riscontro ma sa leggere lo sguardo. Chi capisce capisce, chi beve e basta beve, chi apprezza acquista e torna. E tra amici e habitué troviamo anche personaggi dell’arte e spettacolo (dal regista Matteo Oleotto all’artista Maurizio Armellin che ha disegnato i piccoli quadri alle pareti e le etichette per il MalCheVada e lo Zegla) che si fermano nella torretta con la sala di degustazione circolare per assaggiare le ultime bottiglie dell’anno assieme a lui, che in silenzio si accerta se quell’annata si è espressa a dovere sviluppando magari anche i profumi secondari e terziari per cui è sempre stato attratto.

I disegni di Maurizio Armellin
Renato ascolta le storie di amici di lunga data e avventori curiosi in esplorazione del Collio, una zona ricca di tesori enologici che è un’enclave per i vini bianchi d’eccellenza. Un giorno incontriamo un ospite nel b&b arrivato appositamente per assaggiare e riassaggiare un suo chardonnay del 2016 che gli era rimasto nel cuore. Dopo qualche calice le persone si sciolgono e fanno più interessanti, si rivela pian piano anche lui e tra un bicchiere e l’altro si intrecciano i racconti da chi siede ai punti cardinali.
Nel 2024 un incendio ai pannelli fotovoltaici ha distrutto il tetto causando molti danni. Ora hanno ricostruito quasi tutto e si stanno rialzando. Un’attività familiare che va avanti da generazioni senza ricerca del business ad ogni costo ed è un segno di resistenza per il mondo del vino che a fronte di mille imprevedibilità sente la responsabilità di valorizzare al meglio le potenzialità di un terroir vocato. Senza paura dell’attesa.

Nel 2013 il regista friulano Matteo Oleotto girò Zoran – il mio nipote scemo con il bravissimo Giuseppe Battiston, uno spaccato della cultura delle osmize. Renato racconta come alcune delle idee alla base del film del suo amico regista siano nate nella sua cantina tra chiacchiere e assaggi. Renato si offrì per produrre il vino bevuto nelle riprese (tutt’altro che quello cattivo che si beveva spesso nella realtà rappresentata) e nella festa organizzata al Lido del Festival del Cinema di Venezia per presentarlo, etichettandolo Zoran per l’occasione. Pare che le bottiglie del suo vino che il regista portava sempre con sé nella ricerca di fondi per finanziarlo abbiano contribuito anche a creare la giusta atmosfera per le trattative.

L’etichetta Zegla, con il nome del produttore solo nel retro
Zegla è una minuscola frazione di Cormòns che confina con la Slovenia, una collina esposta a sud-est composta dalla ponca, ovvero un susseguirsi di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) risalente al Medio Eocene, un substrato che conferisce una spiccata mineralità e sapidità oltre a fungere da protezione naturale alle precipitazioni eccessive. Il borino soffia costantemente con la protezione del monte Quarin e l’escursione termica è importante. Un microclima che conferisce particolare finezza ed eleganza al tocai friulano e contribuisce a far emergere con l’invecchiamento le caratteristiche note di mandorla e nocciola tostata.

Tereza Keber
Tereza e Renato Keber con Michele Blazic e Kristian Keber nel 2017 hanno deciso di darsi un proprio disciplinare per la produzione di un vino che sia espressione del territorio. Le uve, 100% tocai friulano, devono provenire esclusivamente dalle vigne di Zegla. Dopo tre giorni di macerazione viene avviata la fermentazione con lieviti autoctoni, poi fa affinamento in legno in botti di rovere di Slavonia di 12 mesi e poi due anni in acciaio. Infine le bottiglie vengono messe a dimora per uscire in commercio non prima di cinque anni dalla vendemmia. Il vino viene prodotto solo nelle migliori annate e messo in commercio con un’etichetta comune disegnata dall’artista Armellin e che solo nella retroetichetta vede il nome della singola cantina.
Azienda Agricola Renato Keber – Loc. Zegla 15 – Cormons (Gorizia)
Tel. +39 0481 639844 – www.renatokeber.com/
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