Libero scambio

"L'accordo con il Mercosur conviene anche al Prosecco". Il Consorzio risponde a Coldiretti sulle bollicine brasiliane

L'associazione aveva sottolineato che per fermare la produzione locale ci vorranno dieci anni. "L'ottimo è nemico del buono: senza l'intesa non avremmo gli strumenti per intervenire", spiega il presidente Guidolin

  • 15 Gennaio, 2026

Brasile è, per certi versi, sinonimo di Veneto. Un legame molto forte che dura da oltre un secolo, figlio della storica emigrazione degli italiani verso le Americhe attraverso l’Atlantico. Nova Pàdua o, addirittura, Treviso, sono nomi di comuni brasiliani dove persino molte case sono fatte a immagine e somiglianza di quelle che si incontrano nella Marca. E dove da decenni le cantine locali fanno spumanti e li chiamano “Prosecco“. Con l’uva glera – anzi l’uva prosecco – importata dall’Italia. Bollicine che guardano a un mercato ampio: 30 milioni di abitanti di origine italiana, segmento importante di una popolazione complessiva che supera i 200 milioni. Il Brasile è il motore del Mercosur. L’accordo commerciale con l’Ue, che dovrebbe essere firmato in Paraguay sabato 17 gennaio dopo un quarto di secolo di negoziati, metterà fine alla circolazione di queste etichette che i produttori italiani considerano concorrenza sleale. Ma ci vorranno 10 anni. Tempi troppo lunghi che non risolvono l’annoso tema dell’italian sounding, come sostenuto da sindacati come la Coldiretti. Compromesso necessario, non ideale ma tutto sommato accettabile, secondo Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc, che in questa intervista al settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso, illustra le strategie di difesa e promozione. Oggi, la Doc ha chiuso il 2025 con 667 milioni di bottiglie (+1,1% sul 2024, di cui 60 mln di rosé). Il vino più bevuto nel mondo, con un export dell’82%, per un giro d’affari da 3,6 miliardi di euro, che vestirà la fascetta tricolore anticontraffazione a partire proprio dai Giochi olimpici invernali del 2026.

Lorenzo Fontana – Paolo Perrone – Francesco Lollobrigida – Giancarlo Guidolin

Partiamo dai numeri. Sui 660 milioni di bottiglie di Prosecco Doc del 2024, che percentuale viene esportata verso il Brasile e verso tutto il Mercosur?

Il Mercosur rappresenta oggi circa lo 0,2% delle nostre esportazioni, pari a 1,08 milioni di bottiglie per un fatturato stimato di 5,4 milioni di euro. Il Brasile, con poco più di 800mila bottiglie, assorbe da solo oltre metà del volume, seguito da Argentina, Paraguay e Uruguay.

Come giudicate, in prospettiva, questo nuovo sbocco commerciale?

Accogliamo con favore il raggiungimento dell’accordo Ue-Mercosur: un passo significativo per consolidare la presenza della nostra Dop in mercati potenzialmente strategici.

Cosa favorirà l’intesa?

Una promozione più strutturata e coerente, stimolando anche le imprese a investire risorse dedicate all’export verso questi Paesi e garantendo la corretta tutela e valorizzazione del Prosecco Doc.

In Brasile, dove circolano vini col nome di Prosecco, come avete operato a tutela della Ig?

Finora non abbiamo avviato cause nei paesi del Mercosur, considerato che non abbiamo riscontrato fattispecie lesive tali da far ipotizzare l’avvio di azioni legali capaci di ottenere giudizi positivi.

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Prosecco Doc – Taste Of London 2023

Per quali motivi?

Qualora avessimo intrapreso un’azione, la maggiore difficoltà sarebbe stata disporre di una base normativa sulla quale fondare la nostra azione.

Nel senso che, non essendoci norme a tutela, non avete fatto cause perché nessun giudice vi avrebbe dato ragione?

L’accordo colma finalmente questo vuoto normativo.

Ed ora cosa cambierà con la futura, e non ancora definita, entrata in vigore del trattato?

Per il Prosecco Doc, l’accordo prevede una tutela graduale attraverso periodi di phasing-out. Chi già utilizza i termini “Prosecco” o “Proseco” potrà continuare a farlo per un periodo limitato, a condizione che indichi chiaramente l’origine geografica del prodotto. I tempi variano: 5 anni per Argentina e Paraguay, 10 anni per il Brasile. Solo l’Uruguay beneficerà di protezione immediata. Il testo dell’accordo è molto chiaro su questo punto e definisce con precisione i requisiti per l’uso transitorio del termine.

Alcuni sindacati, in primis Coldiretti, considerano svantaggioso che i produttori locali possano continuare a utilizzare per anni in etichetta nomi di Ig italiane, vino compreso. Cosa ne pensate?

Riteniamo che l’ottimo, a volte, sia nemico del buono. Venticinque anni di discussione per ottenere, da parte dei Paesi Mercosur, la cessazione dell’uso del termine “Prosecco” a partire dalla firma dell’accordo sono più del doppio degli anni necessari per vederci protetti in tutti quei Paesi, grazie all’accordo con l’Ue.

Il presidente del Brasile, Luis Inacio Lula da Silva, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen

Cambiereste qualcosa nel testo dell’accordo che riguarda la tutela delle Ig vitivinicole?

L’ideale sarebbe stata una protezione totale immediata dalla firma dell’accordo, ma dopo anni di confronto comprendiamo le complessità negoziali.

I punti deboli comunque sono evidenti.

La lacuna normativa e la mancanza del riconoscimento della Denominazione sono due fattori che abbiamo tenuto in considerazione negli anni ma, per fortuna, nessuna grave violazione è stata rilevata.

Vi state accontentando?

Non avendo potuto raggiungere l’optimum, ci accontentiamo di questo buon risultato che, nel giro di 10 anni, ci permetterà di concentrarci su un unico fronte ancora aperto: quello australiano.

Rio de Janeiro – foto da Pixabay

Intanto a maggio avete fatto un’esperienza sul campo “nemico”.

La nostra prima partecipazione, a maggio 2025, a Wine South America, la principale fiera di settore nello stato di Rio Grande do Sul, a Bento Gonçalves, va nella direzione della promozione. Abbiamo allestito uno stand condiviso con la Regione Veneto per rafforzare il binomio prodotto-territorio, con un programma intenso di attività formative.

E com’è andata?

I feedback sono stati positivi: con un pubblico attento e curioso, che ha confermato l’efficacia di un approccio che coniuga formazione tecnica e valorizzazione territoriale, delle tradizioni e delle caratteristiche organolettiche della nostra Doc.

Ora, state pensando a ulteriori specifiche azioni nel Mercosur?

Assolutamente sì. La nostra strategia si articola su due fronti: la formazione del settore trade, degli operatori e della distribuzione sulle caratteristiche dell’autentico Prosecco italiano e, in parallelo, la sensibilizzazione dei consumatori finali affinché sappiano riconoscere e scegliere il Prosecco Doc, valorizzando il legame col territorio d’origine.

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