Se pensiamo a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide, c’è un filo rosso che lega le cucine di due paesi così lontani. Italia e Giappone, un amore innato per la materia prima. Cucine di prodotto ci definiscono, cucine che sopra tutto pongono il rispetto per l’ingrediente e le sue peculiarità. E il sushi, forse, è l’esempio più lampante in tale materia. Non ci sorprenda, quindi, che sia cibo così amato anche nella Penisola – in testa alle preferenze dei consumatori italiani in materia di cucine internazionali – anche in territori che con il consumo di pesce crudo tradizionalmente non hanno particolare affinità.
Sono 230 i locali (più di 50 le novità) che possono vantare l’inserimento nell’edizione 2026 della guida del Gambero Rosso dedicata al sushi e alla cucina giapponese: una selezione rigorosa che mette in risalto quelle aziende che lavorano seriamente, a partire dalla ricerca sulle materie prime. Dal nostro punto di osservazione incontriamo due principali tendenze: innanzitutto la dedizione nel reperire i prodotti autentici quanto più possibile nel paese di origine, grazie anche all’impegno, oltre che dei singoli e delle aziende specializzate, dell’Organizzazione del Commercio Estero Giapponese (JETRO). Alter ego di questa tendenza sono invece l’autoproduzione e l’approccio local: salse e fermentati fatti in casa, riso e ortaggi di varietà orientale coltivati in Italia (spesso in orti e aziende di proprietà), pescato delle coste italiane secondo stagione. Tutto, però, sempre nel segno dell’autenticità e del culto della materia prima.
Allo SPAZIO FIELD di Roma sono sfilati sul palco tutti i premiati con le Tre Baccchette e i Premi Speciali. Poi, si sono potute assaggiare alcune proposte a cura di Marco Brioschi, resident chef della Gambero Rosso Academy.
foto di Francesco Vignali
Così, nonostante abbiamo tradizioni tanto differenti, noi, sul Mediterraneo, la civiltà del grano, dell’uva e dell’olivo, loro, nel Pacifico, del riso, della soia e del tè, ecco, nonostante tutto, la scintilla scocca quotidianamente. Lo vediamo in tutta la Penisola, con il fiorire di banchi dedicati all’omakase, il menu nel quale ci si affida allo chef. Luoghi intimi, nei quali ci si concentra su gesti che hanno tradizione secolare, con maestri di origine nipponica al lavoro in diretta davanti agli ospiti – come nel caso del premio speciale Novità dell’Anno, andato a Ruri Kaiseki di Napoli – o con cuochi e cuoche italiani che all’amore per la cultura del Sol Levante hanno dedicato la loro professione, come Francesco Preite e il suo pluricelebrato locale Moi Omakase a Prato.

Ruri Kaiseki, Napoli – premio speciale Novità dell’Anno
Lo vediamo nei grandi investimenti metropolitani, con locali sempre più belli e accoglienti, nel quale fare vere e proprie esperienze di fine dining – o qualsiasi sia la definizione che vogliamo dare a queste cucine di altissimo profilo (del resto sempre più sono le contaminazioni tra alta ristorazione tout court e tecniche giapponesi, che, con il loro rigore, hanno influenzato la cucina creativa mondiale), che curano tutto al cesello, dal servizio alle carte dei vini (vedi il premio speciale Miglior Carta dei Vini andato a Uni Japanese Restaurant a Cervia).

Enosake, Roma – premio speciale Valorizzazione del Sake
Lo vediamo nel boom delle izakaya, locali nei quali la voglia di informalità, che sta travolgendo tutta la ristorazione, italiana ed europea, trova la sua sublimazione. Tavole da frequentare nel quotidiano, magari dopo il lavoro, per scoprire, oltre alle specialità della cucina nipponica tradizionale (solitamente non sushi), un bere differente, che, soprattutto nel sake, il fermentato di riso che fino a pochi anni fa era semisconosciuto al pubblico tricolore, ha un importante perno di interesse.

Iyo Omakase, Milano – premio speciale Valorizzazione del Sake
Alla divulgazione della bevanda è dedicato il premio speciale Valorizzazione del Sake (in collaborazione con JFC Italia), che premia due insegne molto differenti tra loro: il formidabile Iyo Omakase di Milano ed Enosake, indirizzo romano di recente apertura. Il sake e in genere fermentati e distillati giapponesi giocano ormai un ruolo importante anche nel mondo mixology: tante sono le insegne selezionate nella guida Sushi 2026 che puntano in maniera seria su questo comparto (sul quale facciamo luce con il premio speciale Miglior Proposta di Bere Miscelato, andato a Sentaku Izakaya di Bologna).
Per questo, oltre alle Tre Bacchette – che in guida indicano i migliori ristoranti di sushi italiani e quest’anno sono 42 – e ai Premi Speciali, abbiamo inserito in questo volume anche un’appendice che seleziona indirizzi più informali, take away, botteghe specializzati in tipicità giapponesi e, appunto, izakaya che restituiscono un altro tipo di esperienza autentica.
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