I cremini fritti sono una delle piccole delizie della tradizione gastronomica delle Marche, soprattutto dell’area di Ascoli Piceno. Pur essendo dolci, trovano posto accanto a portate salate perché fanno parte del celebre fritto misto all’ascolana. Qui compaiono olive ripiene, verdure, costolette, agnello e altri elementi (fino a 8–10 varianti secondo la tradizione familiare), i cremini servono ad attenuare l’intensità delle olive all’ascolana e creare un equilibrio sorprendentemente armonioso tra sapori sapidi e note zuccherine.
La loro origine è legata alla cucina povera e di recupero: nascono come modo ingegnoso per riutilizzare la crema pasticcera avanzata, trasformandola in un boccone croccante fuori e cremoso dentro. Con il tempo sono diventati un elemento immancabile nelle tavole festive marchigiane e nelle sagre locali, dove sono considerati tra i pezzi più attesi del fritto.

Foto credit, Facebook Hotel La Ginestra
I cremini sono cubetti o piccoli rombi (losanghe) di crema pasticcera molto densa, raffreddata e tagliata in forme regolari, poi impanata e fritta. La crema ricorda quella classica, ma viene preparata con una consistenza più sostenuta e spesso aromatizzata. Nella tradizione ascolana si aggiunge talvolta anche l’anisetta, il tipico liquore locale a base di anice verde, che conferisce un profumo riconoscibile e molto caratteristico.
Gli ingredienti della crema sono semplici: latte, zucchero, tuorli d’uovo, farina o amido, vaniglia e scorza di limone. Alcune famiglie aggiungono anche un po’ di burro per ottenere una consistenza ancora più compatta. Meno tradizionali, ma presenti in versioni moderne, sono i cremini al cioccolato o all’arancia, reinterpretazioni apprezzate nelle pasticcerie più contemporanee.

Una volta preparata, la crema viene stesa in una teglia e lasciata raffreddare per diverse ore, talvolta anche in frigorifero o in freezer per facilitare il taglio. Si procede quindi alla panatura: in genere farina, uovo e pangrattato, ma alcune versioni prevedono la doppia panatura per una crosta extra croccante o l’uso di pastelle leggere o di pangrattato più fine. La frittura avviene in abbondante olio caldo (circa 170 °C). La temperatura è fondamentale: un olio poco caldo rischia di far aprire i cremini, mentre un calore eccessivo li scurisce senza cuocerli a dovere. C’è chi li fa per tradizione, chi per golosità. Alla fine, i cremini fritti marchigiani spariscono in un attimo.
Foto copertina credit, Facebook Sapore Vero
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