Lontane radici contadine, il legame con la vite che a un certo punto si spezza, nodi con la terra che vengono riallacciati dalle nuove generazioni. È un percorso, quello appena descritto, comune a tante aziende vitivinicole del nostro Paese. Qui vi raccontiamo la storia della famiglia Zappacosta che quest’anno, con il Cerasuolo d’Abruzzo 2024, ha ottenuto il premio come Miglior Qualità Prezzo Regionale.
Il giovane Matteo, quinta generazione della famiglia, ci racconta fieramente la storia della sua azienda: «il primo membro della nostra famiglia a dedicarsi alla produzione e vendita del vino fu il mio trisnonno Adamo, che nei primi anni del ‘900 coltivava e vinificava a Bucchianico, un piccolo paese collinare dell’Abruzzo. Le guerre e la frammentazione dei terreni, però, interruppero quel percorso, lasciando in sospeso una tradizione che sembrava destinata a perdersi. Decenni dopo mio padre, anche lui di nome Adamo, ha rinnovato quel legame spezzato». Spinto e sostenuto da Stefania, la madre di Matteo, e dalla sua enorme passione per il vino, Adamo decise nel 2008 di cominciare questa avventura e aprire una cantina.
«Insieme a mio nonno Carmine iniziò di nuovo a produrre vino, per lo più vino sfuso, nel garage di casa, a Chieti. Nel 2015 la perdita di mio nonno Carmine segnò profondamente la nostra famiglia ma rappresentò anche un punto di svolta. In accordo con mio padre, decisi di lasciare Londra, dove avevo vissuto un anno lavorando come lavapiatti, pizzaiolo, cameriere e bartender, per tornare a casa e farmi carico dell’attività di famiglia».

La rotta da seguire è chiara fin dall’inizio: produrre vino biologico, dedicando gli sforzi commerciali esclusivamente al settore ho.re.ca.: «i primi passi furono semplici ma fondamentali: caricavo le bottiglie nel baule della nostra automobile e andavo porta a porta, prima nei ristoranti di zona, poi in tutto l’Abruzzo e infine nelle altre regioni italiane. Ogni incontro, ogni porta aperta, ogni degustazione ci permetteva di crescere, di farci conoscere e di ampliare la nostra presenza. Il mercato estero è arrivato in seguito, grazie alla partecipazione a fiere ed eventi internazionali che ci hanno dato la possibilità di raccontare la nostra storia oltre i confini italiani».
Il progetto non riguarda solo il vino: si tratta di un impegno nel valorizzare il territorio di Chieti e Bucchianico e nel preservare la memoria di generazioni di contadini che, con sacrificio e dedizione, coltivano questi vigneti da sempre: «vogliamo ricreare quel legame profondo tra famiglia, terra e tradizione che negli anni si è spesso assottigliato. Non vogliamo perdere le usanze e il sapere antico, ma portarli nel presente con rispetto e autenticità. Crediamo che per fare passi importanti in avanti serva, a volte, il coraggio di farne uno indietro: per ritrovare l’essenza della nostra identità».

Identità che è facile ritrovare nella piccola gamma proposta dall’azienda Zappacosta, basata essenzialmente sui tre pilastri della viticoltura abruzzese: montepulciano, trebbiano e pecorino. Il primo vitigno però, oltre che essere vinificato in rosso, serve come materia prima per costruire l’altro grande simbolo del vino abruzzese, il Cerasuolo. E proprio il Cerasuolo d’Abruzzo ’24 è l’etichetta che abbiamo premiato con il Premio Qualità Prezzo Regionale nella guida Berebene 2026 del Gambero Rosso, dedicata ai migliori vini entro i 20 euro.
Il vino premiato è verace nei toni di pepe nero, grafite e camino spento; materico al palato, energico e ritmato grazie a un lieve tannino; chiude con un succulento finale salino. «Il Cerasuolo non è un vino del passato» commenta Matteo «anzi, ha enormi prospettive, sia in termini di qualità enologica, grazie alla sua struttura, freschezza e versatilità, sia in termini di mercato, visto che sta diventando sempre più richiesto dai consumatori, sia in Italia che all’estero. Tra l’altro, incontra sempre più il gusto dei giovani: ci interfacciamo spesso con ragazzi e ragazze che dimostrano grande interesse per questa tipologia, apprezzandone la bevibilità e la sua abbinabilità a tavola. Al tempo stesso, racconta le sue radici contadine, quando in Abruzzo era bevuto per rinfrescarsi nelle calde giornate estive, mantenendo un legame autentico con la tradizione. Tutte queste informazioni, sommate al colore sui generis e alla sua personalità unica, secondo noi confermano che il Cerasuolo non è una moda passeggera».
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