Tra le quattro macro-valli che tagliano l’Oltrepò Pavese, quella più orientale è la Valle Versa, culla del pinot nero. È qui che fin dai primi decenni del Novecento, i fratelli Luigi e Guido Achilli decidono di coltivare le proprie uve e di produrre vino, andando al di là della semplice autoproduzione casalinga. Sono questi i primi passi di una piccola realtà agricola che, in breve tempo, cresce sempre di più, soprattutto grazie allo sfuso. La passione viene trasmessa anche ai figli di Luigi, Paolo e Antonio, che danno all’azienda la struttura attuale.
L’azienda Manuelina, che prende il nome da una delle figlie di Paolo, oggi può contare su 30 ettari di vigneti di proprietà a Santa Maria della Versa. Ci spiega Antonio: «i nostri suoli sono prevalentemente argilloso-calcarei e il clima di questa zona è caratterizzato da inverni freddi, ma mai estremamente rigidi, ed estati calde ma non torride. Ben 20 ettari sono dedicati al pinot nero, con differenti scelte clonali per la vinificazione in rosso oppure per gli spumanti Metodo Classico. Ma ovviamente abbiamo anche lo storico riesling renano e l’autoctona croatina».

Il pinot nero, come accennato, è il nucleo centrale della produzione, ma, si sa, è uno dei vitigni più difficili da coltivare. Lo conferma anche Antonio: «è il più nobile dei vitigni, sa donare grandi soddisfazioni ma richiede meticolose e costanti attenzioni. Ha la buccia particolarmente sottile e può essere più suscettibile a malattie fungine o parassiti. In vigna richiede inoltre una quasi maniacale gestione fogliare. Fondamentale è il momento della raccolta, rigorosamente manuale, delle uve perfettamente sane e al giusto punto di maturazione, nonché il controllo delle temperature nelle varie fasi di lavorazione delle uve e di affinamento dei vini». Ed è proprio un Pinot Nero dell’azienda che quest’anno abbiamo premiato per il Miglior rapporto qualità prezzo della Lombardia nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso (ora in formato digitale).

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Solonero 2022 – Manuelina
Punteggio: 93/100
Si tratta del Solonero ’22, un Pinot Nero fermo che sfoggia un panorama aromatico ampio, dove ai frutti di bosco si aggiungono piacevolissime e intriganti note balsamiche di eucalipto e floreali di violetta. «Le uve provengono da un vigneto nelle immediate vicinanze dell’azienda, a un’altitudine di circa 220 metri. È un vigneto impiantato con un clone di origine francese caratterizzato da grappoli e acini particolarmente piccoli, fattore che contribuisce a una buona concentrazione», ci dice Antonio, «Fermenta in acciaio e poi prosegue la maturazione sempre in acciaio, senza passaggi in legno: «tra i vini fermi è di certo quello per noi più importante e il premio, senza dubbio, ci spinge a cercare di fare ancora meglio, non solo su questa etichetta, ma su tutta la gamma».
Oltre ai vini fermi, l’azienda è specializzata anche nella produzione di Metodo Classico. «Parlare di Metodo Classico in Oltrepò Pavese è parlare di storia» continua Antonio: «è proprio qui che nel lontano 1865 vide la luce la prima bottiglia di spumante rifermentato e affinato in bottiglia a base pinot nero». L’anno scorso, sulla guida Vini d’Italia 2025, abbiamo assegnato proprio a un Metodo Classico dell’Oltrepo Pavese il premio per la miglior bollicina dell’anno. Ma lo spumante qui non è solo storia; anzi, attualmente è in moto l’’iter di rinnovamento e di rivalutazione dello spumante dell’Oltrepò Pavese, che passerà anche attraverso la nuova denominazione Classese Docg.
«Classese è un marchio consortile e una nuova denominazione per il Metodo Classico da pinot nero dell’Oltrepò Pavese, unione di “classico” e “pavese”. Ci servirà per valorizzare e identificare chiaramente l’eccellenza spumantistica del nostro territorio. È un marchio, nato da un progetto di rilancio con il quale vogliamo raccontare la qualità e l’unicità di questo vino».
Ma ci sono anche altre uve su cui l’azienda punta con decisione: una è il riesling renano, dalla quale si ottengono vini bianchi estremamente complessi e longevi; l’altra è la croatina: «conosciuta soprattutto nella versione frizzante, può essere declinata anche in versione ferma, con il giusto affinamento in legno, per un grande vino rosso di corpo, struttura e vocato all’invecchiamento».
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