Per la firma dell’accordo tra l’Europa e il Mercosur c’è una data ma non l’unanimità: il 20 dicembre il presidente brasiliano Lula ha fissato l’incontro in Brasile con Ursula Von der Leyen. Nel mezzo, però, c’è il voto – ancora in bilico – del Consiglio Ue, dove l’Italia sarà praticamente l’ago della bilancia, dopo che la Francia ha proposto di rinviare tutto a gennaio. La premier Meloni, potrà, quindi decidere di allinearsi con Macron o di chiudere la partita, come chiede Bruxelles. Nel primo caso, però, il rischio è che il presidente brasiliano non la prenda benissimo: non è escluso che Lula decida di rivolgersi ad altri Paesi, lasciando l’Europa appesa ai suoi dubbi e in balìa dei capricci di Trump.

EP Plenary session – State of the European Union – #SOTEU2025 / Statement by Ursula von der LEYEN, EC President
Intanto, poche ore fa, Strasburgo ha votato a larga maggioranza la clausola di salvaguardia per proteggere maggiormente i produttori europei, nel caso in cui i mercati interni venissero destabilizzati da un afflusso di prodotti agricoli a basso costo provenienti dai Paesi del Mercosur. Un’ulteriore tutela che è l’ultima carta della presidente della Commissione Ue per convincere i Paesi membri contrari a sostenere l’accordo. Tra cui appunto l’Italia.
Allo stesso tempo, le dinamiche della politica interna si fanno sempre più delicate, dopo che Coldiretti ha annunciato per giovedì 18 dicembre una protesta a Bruxelles contro l’accordo e in generale contro le politica di Von der Leyen: «Senza l’obbligo dell’etichetta d’origine e senza una revisione radicale di accordi come il Mercosur, così come oggi impostato, si continua a spalancare il mercato a produzioni che non rispettano le stesse regole ambientali, sociali e sanitarie, danneggiando l’agricoltura europea e mettendo a rischio la salute dei cittadini». Al Governo Meloni, quindi, la scelta di andare alla rottura con Coldiretti o appoggiarne la linea.

Agrifish – Coldiretti proteste bruxelles – 26 feb 2024
Se il sindacato agricolo guidato da Ettore Prandini parla di un mondo agricolo contrario all’accordo, lo stesso non avviene col vino. A chiedere di firmare il trattato con i Paesi del Sud America è Unione italiana vini, che nei giorni scorsi ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri degli Affari esteri e dell’Agricoltura, Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida: «Si invita a proseguire il confronto diplomatico in modo da arrivare a una conclusione dell’accordo con tempi e modalità equilibrati per entrambe le parti». Dietro a questa presa di posizione, il bisogno di aprire nuovi mercati, soprattutto dopo i problemi legati ai dazi sulla piazza statunitense.
«Per il settore vitivinicolo – spiega Uiv – l’accordo Ue-Mercosur rappresenta un passaggio di particolare interesse nel quadro delle necessarie garanzie a tutela dell’agricoltura europea. Pur prevedendo l’abbattimento dei dazi nell’arco di otto anni, l’intesa potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali in un contesto in cui l’export italiano resta fortemente concentrato: oggi circa il 60% delle vendite all’estero di vino si concentra su cinque mercati, un livello di dipendenza che rende le imprese più esposte a oscillazioni o criticità del quadro internazionale. L’accordo prevede inoltre la riduzione di molte barriere non tariffarie, oltre al riconoscimento e alla tutela delle indicazioni geografiche».

Secondo Uiv, l’apertura di un mercato di oltre 250 milioni di consumatori potrebbe sostenere la crescita del settore e favorire la presenza su nuovi mercati in una fase in cui alcune destinazioni tradizionalmente solide risultano in rallentamento o più incerte. Per ragioni storiche e culturali, l’area sudamericana viene indicata come un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione: una loro riduzione o eliminazione potrebbe migliorare in modo diretto la competitività delle aziende.
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