In collaborazione

Vino e salute: una questione di cultura, misura e convivialità

Tra genetica, cultura e ricerca scientifica, il consumo moderato di vino trova senso solo dentro la Dieta Mediterranea e la convivialità. Un approccio consapevole al bere, oggi sostenuto anche da Signorvino, che promuove divulgazione, qualità e misura

  • 16 Dicembre, 2025

In collaborazione con Signorvino

Se una moderata assunzione di vino faccia bene o male è questione annosa. A cui dà una risposta la storia. La nostra storia, quella dei popoli mediterranei che vantano naturalmente la dieta più sana che esista, equilibrata e amica della longevità (anche se questo ce lo hanno dovuto dire gli scienziati statunitensi). Un pattern alimentare spontaneo all’interno del quale anche la bevanda frutto della fermentazione controllata del mosto d’uva ha un suo ruolo, che affonda le radici tanto nella cultura quanto nella biologia. A un certo punto della nostra evoluzione, infatti, la genetica ha fatto sì che iniziassimo a processare l’enzima che catabolizza l’alcol in modo più efficiente: bere una ridotta quantità di alcol è diventato parte del nostro patrimonio genetico, adattandosi a quello culturale, sociale e rituale. È dentro questa idea di consumo consapevole, misurato e profondamente legato alla convivialità che si inserisce anche la visione di Signorvino, che da anni lavora per promuovere una cultura del vino accessibile, informata e lontana da ogni logica di eccesso.

Cosa dice la scienza: moderazione, pasti e convivialità

Questa visione trova oggi un ulteriore fondamento nelle più recenti ricerche sulle geroscienze nutrizionali, come quelle condotte dal professor Giovanni Scapagnini, medico e ricercatore di fama internazionale, Professore Ordinario di Nutrizione Clinica all’Università degli Studi del Molise e nome di riferimento nello studio dei meccanismi molecolari dell’invecchiamento e delle strategie nutrizionali per estendere la durata della vita in salute (healthspan). Scapagnini è stato coinvolto da Signorvino per riflettere sul rapporto tra vino, salute ed evoluzione culturale in una prospettiva scientifica rigorosa e non ideologica.
La sua ricerca, Il vino tra evoluzione biologica e cultura mediterranea, ribadisce come questo discorso sia inscindibile da una pratica storica precisa: bere poco, ai pasti e in compagnia. Un gesto che, nei suoi riflessi sociali e rituali, produce effetti che vanno oltre la dimensione strettamente fisiologica.
In questa cornice si collocano anche alcuni risultati rilevanti sul fronte della salute mentale e cardiovascolare.

Un’analisi prospettica condotta all’interno del trial PREDIMED, che ha osservato soggetti ad alto rischio cardiovascolare aderenti alla dieta mediterranea, ha mostrato come un consumo moderato e regolare di vino, compreso tra 2 e 7 bicchieri a settimana, fosse associato a una minore incidenza di depressione rispetto all’astensione, mentre i consumi più elevati ne invertivano il segno, aumentando il rischio. Dati coerenti con una letteratura epidemiologica più ampia: una grande revisione pubblicata su Circulation nel 2017 ha concluso che, nel complesso, un’assunzione bassa-moderata di alcol è associata a un minor rischio di coronaropatia e ad alcuni esiti cardiovascolari più favorevoli rispetto sia all’astensione sia ai consumi elevati.

Alcol, polifenoli e limiti dell’evidenza

Alla base di questi effetti vi è una combinazione complessa di fattori. Da un lato l’etanolo che, pur rappresentando la componente più problematica del vino, a dosi molto basse sembra esercitare un potenziale effetto protettivo sul sistema cardiovascolare, in particolare attraverso l’aumento del colesterolo HDL e la riduzione dell’aggregazione piastrinica, con una conseguente diminuzione del rischio aterotrombotico.
Il vino, soprattutto rosso, introduce però un ulteriore livello di complessità: è ricco di flavonoidi e polifenoli – come resveratrolo, quercetina, procianidine e antocianine – che nei modelli sperimentali mostrano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e, in alcuni casi, effetti su vie metaboliche associate alla longevità. Nell’uomo, tuttavia, l’impatto clinico dei singoli composti resta eterogeneo e difficile da isolare, soprattutto al di fuori dei grandi studi osservazionali.

È proprio per rispondere a questo nodo interpretativo che una recente revisione sistematica pubblicata su Cureus nel 2023 ha provato a isolare l’effetto del vino rispetto ad altre bevande alcoliche, chiedendosi se, a parità di etanolo, i polifenoli possano fare la differenza sugli esiti a lungo termine. Sono stati inclusi esclusivamente adulti con consumo regolare e moderato (circa un bicchiere al giorno per le donne e due per gli uomini, pari a circa 150 ml o 14 grammi di alcol), seguiti per almeno due anni. Il risultato non ha mostrato associazioni negative per i consumi moderati e ha restituito un quadro complessivo dominato da segnali favorevoli o neutri.
In particolare, la mortalità generale mostrava riduzioni di rischio rispetto sia agli astemi sia ai consumatori di altre bevande alcoliche; la demenza e il declino cognitivo risultavano meno frequenti nei bevitori moderati di vino; sul piano cardiometabolico si osservavano livelli di HDL più elevati e profili di sindrome metabolica più favorevoli. In ambito oncologico, infine, l’insieme degli studi risultava prevalentemente neutro, con alcuni segnali positivi per specifiche patologie, come il linfoma non-Hodgkin.

Bere bene, bere insieme: qualità, consapevolezza e scelte

Resta fermo un punto condiviso dalla comunità scientifica: tutte le bevande alcoliche, vino incluso, aumentano il rischio di alcuni tumori in funzione delle quantità consumate. Allo stesso tempo, valutazioni epidemiologiche analoghe riguardano altri fattori dietetici comuni, come il consumo di insaccati, zuccheri e amidi raffinati, stabilmente associati anche a malattie cardiovascolari e metaboliche. Il discrimine, ancora una volta, è la misura.

Il vino, se bevuto “alla mediterranea”, diventa così una sorta di condimento sociale: un elemento che dà più sapore alla vita e costruisce relazioni. Un beneficio che cresce se il calice quotidiano che scienza e buon senso consentono è anche di qualità, frutto di pratiche agronomiche ed enologiche sane e sostenibili. È la filosofia che anima anche Signorvino, che accanto alle attività di divulgazione, degustazione ed educazione al bere consapevole, propone per le feste una selezione di ceste e box natalizi pensati per regalare vino e prodotti gastronomici scelti con cura. Una proposta disponibile anche online che traduce in un gesto concreto l’idea di un vino da condividere, raccontare e regalare con misura. E, perché no, con un sorso di salute.

© Gambero Rosso SPA 2025 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd