In un angolo di Abbiategrasso, da quasi due secoli, si scrive una delle pagine più significative della storia dolciaria italiana. Sotto i portici di piazza Marconi una pasticceria continua a sfornare dessert nello stesso edificio che la ospita dal 1845. Il suo nome è Besuschio e quest’anno celebra 180 anni di attività. Un anniversario da record per un locale che ha attraversato epoche, guerre e pandemie senza mai abbassare la saracinesca. «Da prima dell’Unità d’Italia ad oggi abbiamo abbracciato tantissime persone» racconta a Gambero Rosso Andrea Besuschio, alla guida della storica pasticceria.
Di aneddoti ce ne sono tanti, troppi. «Tra queste mura è passato chiunque, da Giuseppe Meazza che veniva appositamente da Milano ai personaggi del mondo dello spettacolo come Gino Bramieri e Mina, oltre a numerosi politici di ogni epoca», ricorda il titolare con la naturalezza di chi custodisce un pezzo di storia. Ma c’è un episodio che va oltre le visite illustri. «Le prime fasce dei panettoni nelle quali adesso si cuociono sono stati testati nel forno che è ancora esistente nell’attività. C’erano il Cavalier Motta e Gioacchino Alemagna, assieme a mio nonno Giulio». Un momento storico, che ha contribuito a definire gli standard del lievitato moderno.

Ci sono poi i ricordi personali. «In questo percorso ho avuto la possibilità di essere accompagnato da mio padre, un uomo di una semplicità estrema ma sempre disponibile, ricordato ancor oggi per la sua signorilità. E dalle donne di famiglia che hanno sempre tenuto vivo l’interesse e lo stimolo. Sono loro che mi hanno trasmesso la passione, la voglia di continuare ad avere curiosità e di fare quel passo in avanti che ha reso Besuschio nota in tutta Italia», riconosce il maître chocolatier.
Le crisi, ammette il titolare, «ci sono state ma vanno affrontate». In quarant’anni dietro al bancone sono successe molte cose, ma la sua ricetta resta una sola: «mai spaventarsi». «Penso sempre alle persone che sono passate prima di me, che hanno attraversato due conflitti. Durante la seconda guerra mondiale – spiega – gli uomini erano al fronte e le donne tenevano aperta l’attività, facevano da privativa per il Comune, distribuivano quei pochi prodotti che riuscivano a reperire nelle cascine». Anche durante il Covid la pasticceria non si è fermata. «Al secondo giorno ho riorganizzato tutto per andare a casa delle persone. È stato un bel periodo, portavamo un po’ di serenità».

Per il traguardo dei 180 anni, Andrea e suo figlio hanno creato un dolce che racconta la loro filosofia e la loro passione per il cioccolato. «Un biscotto senza farina, copertura al 70%, mousse leggera, due crù di cioccolato e composta di albicocche. Niente grassi superflui, niente zuccheri in eccesso per un prodotto che aromatico, fresco e piacevole». È la direzione che seguono negli ultimi anni: alleggerire, valorizzare le materie prime, togliere ciò che è in più. «Quando fai prodotti naturali devi solo esaltare quello che trasformi», evidenzia il maestro pasticcere. E tra altri 180 anni? «Spero che ci sia ancora questa curiosità nel dna di famiglia, questa voglia di mettersi in gioco per riuscire a migliorare e creare qualcosa di veramente differente da quello che c’è sul mercato». Una speranza che ha già un volto concreto. Giacomo, trentadue anni, dal 2018 affianca il padre Andrea. La sesta generazione è al lavoro.
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