Ciriaco Rodolfo Grieci ha dalla sua la gioventù dei trent’anni e l’ambizione di portare l’alta Irpinia fuori dagli schemi tradizionali di distretto rurale, la cui economia è frammentata da coltivazioni a macchia di leopardo. Farlo con l’azienda agricola di famiglia, nata a Bonito (Avellino) negli anni ‘50, che produce latte da vacche razza Pezzata Rossa allevate in auto sostentamento mediante foraggi e prodotti cerealicoli locali, è semplicemente una rarità tutta campana. La scelta è ricaduta su questa particolare animale per la sua capacità di offrire un prodotto a basso contenuto di grassi e per la qualità anche della carne.
Il caseificio e la gelateria di famiglia
L’annesso caseificio e la gelateria Che Sapò sono stati dunque la naturale evoluzione del concept “dal produttore al consumatore” e da dieci anni l’azienda agricola è diventata completamente biologica, che vuol dire non utilizzo di concimi e sostanze di sintesi nei campi e nell’intera filiera produttiva. Lavorare a contatto con la natura attrae per fortuna tanti giovani che decidono di restare nei piccoli borghi rurali evitando il conseguente spopolamento delle campagne. Una duplice funzione di presidio e risorsa per il territorio che diventa un circolo virtuoso nell’offerta continua di nuovi posti di lavoro anche nell’indotto.
Il caso conzato
«Nel 2010 è nato il mio caseificio a conduzione familiare per la produzione di prodotti unicamente dal nostro latte quali i formaggi della tradizione irpina, la punta di diamante è il famoso “caso conzato” realizzato da mia madre Iliana, ispiratrice per il nome dell’azienda fattoria» dichiara l’imprenditore. Il “caso conzato” è un formaggio a pasta semi dura, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Le forme, di pezzatura variabile vengono salate a mano e lasciate asciugare nel “casale” un’apposita struttura di legno protetta da una zanzariera. In seguito lavate con l’acqua di cottura della pasta fatta in casa (pettole), asciugate e “conciate”, massaggiate con una miscela di olio, peperoncino e aceto, rivoltate e rimassaggiate ogni 15 giorni e poi fatte stagionare in cantina.
La gelateria a km zero
«Da 5 anni coltivo anche la passione per la gelateria di qualità, producendo un gelato bio a chilometro zero composto per il 70% dal latte delle mie mucche. Il nome della gelateria “Che Sapò” prende spunto dall’esclamazione “che sapore” che si esclama quando si assaggia qualcosa di veramente buono che non lascia indifferenti».
Ciriaco Rodolfo si occupa della lavorazione dei prodotti, la mamma Iliana delle vendite e il padre Antonio, assieme all’altro figlio Giuliano, della parte agricola. La struttura di “Che Sapò” è immersa infatti nella natura irpina, tra ulivi e prati verdi e dispone di un area giochi per bambini, oltre un grande gazebo attrezzato per ripararsi dal sole e assaporare in un clima di totale relax un cono o una coppetta.
In inverno invece è apprezzata la classica vaschetta da asporto da condividere a tavola in famiglia tra amici e parenti. Innovativo il gelato al gusto di “percoche e aglianico” che unisce tradizione e innovazione, simile al sorbetto alla pesca unito alla forza del vino rosso tra i principi del sud Italia.
Lo “spantorrone” rivisitato in versione gelato
Durante le feste prevalgono nelle i gusti “ricotta stregata” al liquore Strega o lo “spantorrone” ispirato al dolce tipico di Grottaminarda in versione gelato: un tronchetto di gelato al torrone, pan di spagna bagnato al Rum e ricoperto di cioccolato, da gustare nelle serate invernali davanti al camino.
«Ho scelto di creare questo tipologia perché non amo il panettone accompagnato dalla sfera di gelato sopra. Volevo i sapori tipici del Natale in un unico prodotto che ho in vetrina per tutto il mese di dicembre e fino a qualche giorno dopo l’Epifania».