Se c’è una stagione per scoprire la bellezza discreta della natura, è proprio l’autunno. Quando i boschi si accendono, i piatti si arricchiscono di gusto e la Tuscia si mostra nella sua forma più intima e affascinante. Le strade iniziano a piegarsi tra colline punteggiate da castagni e querce che sembrano incendiarsi di rame, oro e ambra. L’aria si profuma di terra umida e legna e la luce filtra attraverso i rami. Ma l’autunno nella Tuscia non è solo da ammirare, ma è anche da gustare. Nei dintorni di questi luoghi — che si tratti di una trattoria vista lago, di un agriturismo immerso nelle colline o di una locanda in un borgo arroccato — si possono assaporare: paste fatte a mano come pappardelle con sughi robusti come quello alla lepre, fettuccine con funghi porcini, ravioli ripieni, zuppe di ceci e castagne. E poi i secondi: cacciagione, pesce di lago, arrosti. Il tutto accompagnato da vini locali e dolci in cui le nocciole sono le protagoniste.
Il foliage è quel momento dell’anno in cui le foglie degli alberi cambiano colore prima di cadere: i verdi lasciano spazio a tonalità accese di giallo, arancio, rosso e marrone. È un fenomeno naturale che dura poche settimane e che trasforma i boschi in scenari suggestivi.
La Tuscia, con il suo territorio variegato è uno dei luoghi più suggestivi del Centro Italia per assistere a questo spettacolo. In particolare, la provincia di Viterbo offre tre luoghi che diventano tappe obbligate per chi desidera immergersi nel foliage autunnale.

Faggeta del Monte Cimino
Dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco, è uno dei boschi di faggi più antichi e meglio conservati d’Europa. Partendo da un parcheggio all’entrata della foresta, ci si inoltra tra faggi imponenti fino a raggiungere zone collinari con viste panoramiche, toccando anche punti di interesse storico come l’acropoli protostorica situata nei pressi della sommità. In autunno, il suo fitto intreccio di rami si colora di sfumature che vanno dal giallo dorato all’ambra, passando per i rossi accesi. Passeggiare qui è un’esperienza che calma gli animi grazie alla luce che filtra, al suono ovattato dei passi sul tappeto di foglie cadute e all’aria fresca.
Più intima, ma altrettanto affascinante, è situata nei pressi del Lago di Vico. Qui, i colori dell’autunno si specchiano nell’acqua creando riflessi suggestivi, mentre i sentieri si snodano tra alberi maestosi, profumo di sottobosco e tracce di antichi cammini. Uno degli itinerari più noti è un percorso ad anello che parte da località vicine al lago, attraversa boschi ombrosi di faggio e conduce all’Eremo di San Girolamo, un romitorio rupestre scavato nella roccia vulcanica risalente al XVI secolo. È il posto ideale per chi cerca tranquillità, lontano dalle mete più battute. La presenza di antiche vie romane e resti archeologici racconta una storia millenaria, che si intreccia con la natura e con le leggende del luogo.

Bosco del Sasseto
Infine, si aprono i sentieri di questo bosco, ai piedi del borgo medievale di Torre Alfina. Qui l’atmosfera si fa incantata: enormi massi vulcanici coperti di muschio, tronchi nodosi, nebbie leggere che si sollevano al mattino e raggi di sole che tagliano l’ombra con delicatezza. Le querce, gli aceri e i faggi qui sembrano messi in scena da un pittore romantico e il bosco è attraversato da sentieri ben progettati che permettono di addentrarsi per scoprire piccoli manufatti storici (come le ghiacciaie, la pompa dell’acqua, la sorgente dell’Acquabella) e raggiungere il mausoleo neogotico del conte Edoardo Cahen, che volle essere sepolto proprio lì. Uno dei boschi più affascinanti e meno conosciuti d’Italia.
Vale il viaggio e la deviazione, lo storico locale della famiglia Calistri. Siamo all’interno di un palazzo del 1370, valorizzato con mobili d’epoca, tra cui un fantastico frigo-cantina in legno degli anni ’60, specchi, affreschi, tavoli in legno e un ampio bancone. Tra gli antipasti, ottimi fiore di zucca con bufala e alici, supplì al telefono cacio e pepe e carpaccio di cervo, o valide selezioni di formaggi e salumi della Tuscia. Di ottima fattura le paste tirate in casa, con cotture puntuali e sughi ricchi ma equilibrati. Da non perdere i pici all’amatriciana, dalla consistenza soda e succosa, e un condimento legato e saporito; molto buone anche le pappardelle alla lepre con bacche di ginepro: pasta spessa, ruvida e aromi ben distinti. Tra i piatti sempre presenti il coniglio leprino in umido con vino bianco, olive ed erbe aromatiche. Da assaggiare i contorni, una scarola ripassata con pinoli o i friggitelli con la mollica, con punti di cottura molto centrati. Tra i dolci: torta alle nocciole locali con zabaione o la cupola di tiramisù con sorbetto al caffè. In sala, Samuele, che ha girato parecchio prima di tornare al locale di famiglia, è un perfetto padrone di casa e un sommelier appassionato.
Caprarola – Via F. F. Nicolai, 44 – 0761 646173 – trattoriadelciminodal1895.it

Foto credit, Instagram @trattoriadelcimino
Sulle rive del Lago di Vico si trova Rivafiorita, un ristorante a gestione familiare attivo dagli anni Sessanta. La sua cucina è l’eredità di nonna Annetta, le cui ricette sono state tramandate con cura ai figli e al nipote Francesco. Il locale offre un’esperienza tranquilla e rustica, con tavoli su una terrazza di legno affacciata sull’acqua. La proposta gastronomica si concentra sui sapori del territorio, in particolare sul pesce di lago. Protagonista indiscusso è il coregone, servito in piatti come i filetti marinati al pepe rosa, i tortelloni di pasta fresca o le classiche fettuccine. Tra i secondi piatti, l’offerta rimane fedele alla tradizione con preparazioni semplici e curate come il persico fritto, il coregone arrosto e la frittura di lattarini. Il pasto si conclude con un dolce fatto in casa, mantenendo l’impronta di una cucina genuina e legata alla materia prima. (leggi qui l’articolo)
Ronciglione – Loc. Arenari 42 – 339 611 1920 – https://www.instagram.com/rivafioritadal1960/
Non è un cuoco, ma è l’anima frizzante di questa osteria moderna a Canepina, Felice Arletti. Ha vocazione da menestrello e passione per la cucina, e insieme a Thaira Paolocci, Angelo Donati e Daniele Carusotti (ai fornelli) e con la sua compagna Sonia Ciuchini e Gino Benedetti (in sala) propone un’idea di tradizione locale che è quella delle famiglie e della campagna di un tempo, interpretata in chiave attuale e con alcuni prodotti dell’azienda agricola di casa. In carta le due paste figlie del borgo – i sottilissimi maccaroni all’uovo (anche con farina di canapa) e i più rustici ceciliani a base di acqua e farina – con funghi, ragù bianco o pomodoro. Seguono poi coniglio, pollo e maiale: carni da corte rurale cucinate in vari modi secondo stagione. Carta dei vini dinamica con preferenza per i piccoli produttori naturali locali. Servizio accogliente, cordiale e divertente.
Canepina (a pochi minuti da Soriano) – p.za Garibaldi, 9 – 328 9024761 – ilcalicelastella.it

Foto credit, Facebook Il Calice e la Stella
Non si ferma la crescita di questo che si conferma forse come il migliore indirizzo – anche paesaggisticamente parlando – sulla riva del lago di Vico, a pochi chilometri dalla Capitale, lo “spin off” moderno di Riva Fiorita. Pochi ombrelloni e sdraio per gli ospiti e un menu dedicato al pesce di lago (che ormai è sempre più raro) ma anche di mare, tutto cucinato e presentato con passione e cura dalla famiglia di Luigi Ficociello: Caterina, la moglie, e Chiara, la figlia ai fornelli; Alessandra in sala e alla cantina sempre più ricca con scelte anche naturali e soprattutto locali. Le paste sono fatte rigorosamente a mano e – a parte i tortorelli, sorta di pici acqua e farina tradizionali – tutte gluten free. Da segnalare i ragù e i ravioli di lago e il pesce di mare alla brace (vera). Un’insegna molto molto piacevole e di sicuro relax in uno dei luoghi più suggestivi della Tuscia. (leggi qui l’articolo)
Ronciglione – s.da prov.le 39 – loc. Arenari, 40 – 393 9029388 – ristoranterivafelice.it

Cappelletti in brodo. foto da Instagram La Parolina
Portabandiera dell’alta ristorazione nel Voterbese, ai confini con la Toscana, gli chef Iside De Cesare e Romano Gordini hanno portato a Trevinano una cucina di territorio che conquista per piatti eleganti e di sostanza, con una ricerca funzionale a valorizzare i prodotti della terra. Vent’anni di servizi nel piccolo borgo (140 anime!) laziale, crocevia tra Umbria e Toscana, in un ristorante accogliente, affacciato sulle colline circostanti. In carta (e nei menu) spiedo di piccione, servito con il suo consommé con canederli di rigaglie e crostino con ragù di piccione, gustosi cappelletti di coniglio leprino alla cacciatora con burro di carota e mandorla, golosa e opulenta faraona con suprema di salsa leccarda, aletta tandori e coscia in salmì. Servizio puntuale e attento, ambiente intimo, carta dei vini ampia con molte etichette territoriali. Si parcheggia facilmente e si può pernottare in struttura, al B&B La Letterina.
Acquapendente – fraz. Trevinano – via G. Leopardi, 1 – 0763 717130 – laparolina.it
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