Sedici euro per un panino

Cara Ryanair, hai ragione sui prezzi del cibo in aeroporto ma anche tu non scherzi

La compagnia low cost - in uno dei suoi post irriverenti - mette in contrapposizione il costo del suo bagaglio con quello dei croissant in vendita degli scali. Una cosa è certa: che sia a terra, che sia in volo, i passeggeri sono spesso costretti a mangiare male e a spendere tanto

  • 15 Luglio, 2025

Alzi la mano chi non ha mai riso almeno una volta leggendo i post di Ryanair. E la sollevi anche chi non pensa che negli aeroporti si mangi male e si spenda troppo. Saranno poche le braccia levate. Nel primo caso, la compagnia aerea low cost ci ha abituato a messaggi sarcastici e irriverenti – strategia comunicativa legittima e pure efficace – l’ultimo in ordine cronologico riguarda appunto i costi che i passeggeri devono affrontare per poter mangiare mentre aspettano un volo. Eccolo qui: «No al posto assegnato da 8 euro, sì al croissant da 78 euro in aeroporto… coerenza». Un messaggio che appunto fa sorridere e che ci riporta al secondo caso, ovvero che purtroppo, troppo spesso, le esperienze gastronomiche in aeroporto sono deludenti. E pure costose.

Mangiare male, spendere tanto, non arricchisce di certo i nostri viaggi. E non è che in volo le cose siano poi così diverse rispetto a quello che succede negli scali. Ryanair inclusa, che non è di certo famosa per il suo cibo di eccellenza. Le compagnie a basso costo, così come quelle di bandiera, in particolare nelle classi economiche, propongono spesso cibo e bevande che non possono essere definiti “buoni”. I menu a pagamento contemplano spesso panini unti, croissant ripieni insapore, lasagne inguardabili, patatine e poco altro. Quando il pasto è incluso, succede nelle lunghe tratte, i piccoli vassoi componibili possono riservare sorprese molto amare. Succede spesso, troppo.

Sedici euro per un panino

Ma torniamo a terra. L’anno scorso il Corriere della Sera si era occupato del tema dei prezzi del cibo negli aeroporti, pubblicando un’accurata analisi che prendeva in esame diciassette scali del continente europeo. La conclusione: costi alle stelle e passeggeri arrabbiati. Per una bottiglia d’acqua da mezzo litro si può arrivare a spendere sei euro (con punte di nove), quattro per un caffè espresso, 5,5 per un croissant, per non parlare dei panini che, quando va bene, costano 7 euro, ma quando va male arrivano a 16,5 euro (sì, sedici euro). I dati sono riferiti al 2024, quindi non possiamo escludere che nel frattempo siano aumentati. Le società di gestione degli aeroporti si giustificavano dicendo che è «impossibile intervenire» sui rincari e l’Unione europea ammette di non potere fare molto: «Non c’è un limite ai prezzi».

Nel 2023, secondo Moodie Davitt, un’azienda che fornisce informazioni aggiornate sul settore globale del travel retail, i ricavi dalla vendita dei prodotti food & beverage negli scali del continente ammontavano a 11 miliardi di euro, con una spesa media di una decina di euro a viaggiatore. Certo, non possiamo negare che ci sono realtà – perlomeno in Italia – dove l’offerta gastronomica è notevolmente migliorata. Un esempio? Il Terminal 1 dell’Aeroporto di Fiumicino ormai ospita diverse realtà gastronomiche di livello dove si può mangiare senza essere avvelenati. Primi piatti, pizza, fritti preparati da locali già noti altrove (da qualche tempo ha aperto Lievito), piccole catene che sono emerse negli ultimi anni, o insegne più grandi come Eataly. Attenzione: nessuno di questi brilla per economicità, ma è molto più giustificabile pagare tanto per mangiare bene, che pagare troppo per mangiare male.

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