Nel gioco delle previsioni sulla prossima Guida Michelin che verrà svelata mercoledì 19 novembre a Parma, stavolta abbiamo chiesto agli stessi chef. Chiedendo loro di indicare chi pensano potrebbe conquistare la prima stella o salire da una a due (o da due a tre) o chi comunque lo meriterebbe. Qualcuno ha preso la cosa molto sul serio, qualcun altro l’ha buttata sull’ironia, altri si sono educatamente sfilati per non rischiare di passare per porta-jella o per non scontentare nessuno. Ma chi è stato al gioco ha fatto uscire un quadro piuttosto interessante. Per la terza stella il più indicato è stato Antonio Guida del Seta del Mandarin Oriental di Milano (già Tre Forchette del Gambero Rosso), per la seconda Francesco Sodano di Famiglia Rana a Oppeano (premiato con Due Forchette, ne abbiamo parlato qui) e per la prima Alberto Gipponi di Dina a Gussago (già Tre Forchette). Ma negli endorsement dei cuochi c’è veramente di tutto, outsider e mostri sacri, gemme di provincia ed evergreen metropolitani. Vediamo.
Andrea Antonini (Imàgo, Roma)
Dico Francesco Sodano di Famiglia Rana per la seconda stella.
Francesco Apreda (Idylio by Apreda, Roma)
Ci sono stato da poco, le tre stelle al Seta by Antonio Guida di Milano.
Enrico Bartolini (Bartolini al Mudec, Milano)
Io auguro, per impegno e ambizione, a Eugenio Boer di Bu:r a Milano di conquistare la prima e a Davide Guidara de I tenerumi di Vulcano la seconda. L’Italia è piena di talenti che quest’anno o il prossimo possono crescere a dare al nostro paese ancora più autorevolezza.

Antonio Guida del Seta di Milano
Andrea Berton (Berton Ristorante, Milano)
Tre stelle ad Arnolfo, una stella a Casa Camperio a Milano.
Cristina Bowerman (Glass Hostaria, Roma)
Detto che spero di mantenere la mia ancora per un altro anno, a Roma non saprei che dire, ma a Milano Wicky’s e a Gussago Dina di Alberto Gipponi. E poi, perché penso che sia brava, ed è anche un’amica Viviana Varese di Passalacqua.
Peter Brunel (Peter Brunel Ristornate Gourmet, Arco)
Aqua Crua a Barbarano Vicentino, chef Giuliano Baldessari. Anbiente, personalità dello chef e cucina visionaria. Merita di passare da una a due stelle.
Alberto Buratti (Koinè, Legnano)
Bentoteca a Milano e Thelema di Simone Tricarico a San Vito di Gaggiano, anche se forse ha aperto da troppo poco tempo.

Alberto Gipponi di Dina a Gussago
Luca e Martina Caruso (Signum, Salina)
Facciamo tre nomi tutti in Sicilia, regione che merita più spazio: Belice a Milazzo, Cala Luna a Cefalù e Modì di Torregrotta.
Roy Caceres (Orma, Roma)
Su Roma un locale che meriterebbe la stella vista la cucina di alto livello che fa Alessandro Miocchi è Retrobottega, e per le due stelle beh, non posso dire me stesso (ride)…
Francesco Capece (Confine, Milano)
Famiglia Rana di Oppeano, chef Francesco Sodano, da una a due.
Moreno Cedroni (Madonnina del Pescatore, Senigallia)
Senza ombra di dubbio Dina a Gussago.
Chicco Cerea (Da Vittorio, Brusaporto)
Da Quintilio ad Altare, provincia di Savona. Per dove è ubicato meriterebbe la medaglia d’oro!

La spettacolare location di Arnolfo a Colle Val d’Elsa
Antonello Colonna (Antonello Colonna, Labico)
Per me meriterebbe una stella il San Lorenzo di Roma, ci vado spesso a pranzo. Cucina, sala e cantina le trovo all’altezza di una stella.
Roberto Conti (Philipp’s Club, Milano)
Dico due stelle ad Andrea Berton, ho un debole per lui.
Igles Corelli
Makorè a Ferrara.
Arcangelo Dandini (L’Arcangelo, Roma)
Per me la terza stella la meriterebbe Il Pagliaccio di Roma per gli sforzi costanti, anno dopo anno, nell’abbellimento degli arredi, nella carta dei vini e in tanto altro, cucina compresa. Per la prima stella, tra i giovani Casa Malgarini a Roma: orto dentro l’azienda, tecnica e attenzione alla materie prima da premio. E poi Il Ceppo a Roma, mi piacerebbe venisse premiata la costanza e la capacità di rimanere sempre al top.
Heros De Agostinis (INEO, Roma)
Domanda difficile, ci sono tanti bravi colleghi. Sicuramente un ristorante che mi piace molto è al Madrigale di Tivoli, chef Gian Marco Bianchi, che propone una cucina rurale moderna con supervisione di Daniele Lippi. Una stella darebbe un valore aggiunto a un territorio stupendo, l’agro tiburtino.
Paolo De Simone (Modus, Milano)
Per la stella mi vengono in mente l’Alchimia di Alberto e Giulia Tasinato a Milano, Cascina Vittoria di Rognano, Don Carlos del Grand Hotel et de Milan a Milano. E poi ho mangiato benissimo da Orizzonti a Milano, chef Luca Pedata.

Francesco Sodano di Famiglia Rana a Oppeano
Nino Di Costanzo (Danì Maison, Ischia)
So il piacere e la gioia che può dare una stella e la augurerei a tutte le persone a cui voglio bene. Ma fare nomi per me è un po’ complicato, ce ne sono molti che meriterebbero un obiettivo così importante.
Roberto Di Pinto (Sine by Di Pinto, Milano)
Palazzo Petrucci e Sustanza di Marco Ambrosino a Napoli per la prima stella, Francesco Sodano di Famiglia Rana per la seconda, Danì Maison e Arnolfo per la terza.
Ariel Hagen (Saporium, Firenze)
Gaetano Trovato di Arnolfo merita le tre stelle per la sua carriera. Michele Lazzarini di Contrada Bricconi la seconda stella e per la prima stella indico Mattia Pecis di Cracco Portofino, Federico Rovacchi di Baita Piè Tofana e Dario Pandolfo di Cala Luna a Cefalù.
Emin Haziri (Procaccini, Milano)
Antonio Guida merita la terza stella. Punto.
Andrea Impero (Elementi, Torgiano)
Nino Di Costanzo merita la terza stella, è arrivato ormai a livelli davvero importanti di accoglienza, di location, di servizio, di cucina. Anche lui come persona. Quanto all’Umbria i rumors danno una nuova stella a Coro, a Orvieto e lo chef è davvero bravo e la location è davvero fica. Chi sta da un po’ di anno cercando questa strada è Carlotta Delicato di Delicato a Contigliano.
Raffaele Lenzi (Sereno al Lago, Torno)
Una stella per AlTatto a Milano, due per Cracco in Galleria a Milano e per Famiglia Rana di Oppeano, con lo chef Francesco Sodano, e tre stelle per Seta a Milano e per Arnolfo a Colle Val d’Elsa.

Gianmarco Bianchi del Madrigale di Tivoli
Michelangelo Mammoliti (La Rei Natura, Serralunga d’Alba)
Tre stelle ad Antonio Guida del Seta di Milano, due stelle a Davide Guidara dei Tenerumi di Vulcano e a Michele Lazzarini di Contrada Bricconi a Oltressenda Alta.
Gaetano Marinaccio (La Cucina, Rho)
Per me meritano una stella Magenes a Barate, Filia a Verona, Autem a Milano e Forme a Brescia e la seconda stella Materia a Cernobbio e Famiglia Rana a Oppeano.
Davide Marzullo (Trattoria Contemporanea, Lomazzo)
I miei pronostici sono Olio a Origgio, vicino a noi, Andrea Marinelli è bravissimo, spero che diventi un nostro compagno di banco. Poi l’Agriturismo Ferdy a Lenna, Alessio Manzoni è bravissimo, il suo modo di valorizzare il territorio delle Orobie è strepitoso. Sogno qualche due stelle che mi lasci senza parole, che mi faccia dire: “Che bello!”. Per questo spero in Francesco Sodano di Famiglia Rana, sarebbe una boccata d’aria sia per la giovane età e perché classico e innovativo. Per i tre stelle non mi lancerei in previsioni.
Vito Mollica (Atto di Vito Mollica, Firenze)
Dico le meritatissime tre stelle ad Arnolfo a Colle Val d’Elsa.
Riccardo Monco (Enoteca Pinchiorri, Firenze)
A me piace molto Alessio Signorino del ristorante Terra di Palazzo Tirso a Cagliari.
Luciano Monosilio (Luciano Cucina Italiana, Roma)
Madrigale a Tivoli una stella e Imàgo di Andrea Antonini a Roma due.

Dario Pandolfo di Cala Luna a Cefalù
Giancarlo Morelli (Pomiroeu a Seregno e Morelli e Bulk a Milano)
Tre stelle ad Antonio Guida del Seta di Milani e due a Davide Caranchini di Materia a Cernobbio.
Alessandro Negrini (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano)
Da valtellinese spero che arrivi una stella in un territorio di confine e ricco di tradizioni. Troppo democristiano?
Filippo Oggioni (Vecchio Ristoro, Aosta)
Per il panorama valdostano La Clusaz a Gignod merita una stella. E poi Ossi di seppia a Sanremo.
Davide Oldani (D’O, Cornaredo)
Non rispondo perché ho troppi amici e ne scontenterei qualcuno.
Gianfranco Pascucci (Pascucci al Porticciolo, Fiumicino)
Quest’anno non saprei proprio chi indicare. Mi godo l’attesa, però.
Alessandro Pipero (Pipero, Roma)
Per me la Michelin è come Belen, tutti la vogliono ma poi decide lei a chi darla.

Nino Di Costanzo di Danì Maison
Eugenio Roncoroni (Roncoroni Classici Gastronomici, Milano)
Per me Yoshinobu e Macelleria Popolare entrambi a Milano.
Diego Rossi (Trippa, Milano)
Che discorsi: Lido 84, che ne dovrebbe avere tre, o almeno due.
Luigi Salomone (Re Santi e Leoni, Nola)
Penso che Paolo Barrale di ARIA a Napoli sia un vero maestro per noi giovani chef campani e meriterebbe di più.
Antonio Santini (Dal Pescatore, Canneto sull’Oglio)
Risposta troppo difficile, ma auguro a tutti gli amici ristoratori di realizzare il loro sogno.
Sara Scarsella (Sintesi, Ariccia)
Direi Mogano a Formello, la meriterebbe davvero.
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