Dal 2012 Sofokli Cali insieme al fratello Evis porta una mixology contemporanea e ricca di contenuti (oltre che estremamente piacevole) a Tirana. Nouvelle Vague è un avamposto, il primo bar albanese (e a oggi l’unico) a essere inserito tra i migliori 100 al mondo nella classifica dei World’s 50 Best Bars. D’estate i fratelli Cali gestiscono anche Tunel Terrace, uno spazio artistico sul tetto del Palazzo della Cultura a Piazza Skanderberg a Tirana e Hou Nalou, la versione tiki di Nouvelle Vague su un rooftop a Saranda, la città più meridionale dell’Albania.
La drink list di Nouvelle Vague “Origin’Al” (da Origin e Albania) oltre a essere “farm to glass” mira a recuperare i prodotti autoctoni albanesi, il patrimonio e le abitudini culinarie dimenticate del passato attraverso un approccio al bere bene. «Abbiamo impiegato più di due anni per realizzarla: siamo andati in giro per l’Albania per selezionare i prodotti, incontrare personalmente i produttori e scoprire le abitudini e il patrimonio culinario locale. Ci è voluto molto impegno per arrivare a creare i nostri drink d’autore, che sono unici e rappresentano noi e il nostro approccio all’ospitalità». Oltre a spezie, frutta, verdura, protagonista e anche il distillato nazionale, il raki «perché forse non l’abbiamo inventato noi, ma è un prodotto che ci definisce, lo usiamo nel bene e nel male, per le nascite e per le morti» spiega Sofokli, che abbiamo raggiunto a Tirana per sapere cosa ne pensa della questione dell’overtourism evidenziata dall’articolo del Gambero Rosso.

«Penso che non siamo di fronte a qualcosa di nuovo o di diverso ma stiamo assistendo al ripetersi della storia. Come ragazzo cresciuto in Grecia, tutto questo mi è familiare: l’ho visto ad Atene, nelle isole e ovunque ci siano turisti.
Come tutti sapete (o forse no) l’Albania, pur essendo al centro del Mediterraneo, ha vissuto una delle più pesanti dittature del mondo rimanendo ermeticamente chiusa per 46 anni fino al 1992, ha poi affrontato il periodo di transizione, compresa una guerra civile, e ha iniziato a trasformarsi in un Paese “normale” dopo il 2000, 25 anni fa. Trovarsi in mezzo a giganti del turismo come l’Italia e la Grecia, che sono in gioco da svariati decenni, e improvvisamente raggiungerli in così poco tempo, credetemi, non è la cosa più facile del mondo».
Ci sono problemi ambientali e sociali
Tutto i problemi citati nell’articolo legati all’overtourism sono reali, certamente li stiamo affrontando, ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Il turismo e i benefici economici che ne derivano sono molto importanti e nella maggior parte dei casi sono l’unica via d’uscita per le famiglie albanesi. Oltre alla consapevolezza di sé, ciò di cui l’Albania ha più bisogno ora è l’attenzione dei governi centrali e locali che, in collaborazione con le strutture turistiche, pianifichino saggiamente lo sviluppo del settore con meno effetti collaterali e perdite possibili.
Cosa serve?
La storia dell’umanità ci dice che le società hanno bisogno di regole da seguire per funzionare in modo sostenibile, non ci si può basare sul libero arbitrio di tutti perché crollerebbero. Alcuni di noi hanno la consapevolezza ambientale e la applicano dal momento in cui si svegliano, altri no. L’unico modo per evitare gli impatti negativi di ciò che sta accadendo ora è stabilire regole e leggi specifiche che, se non rispettate, portino a sanzioni. Oltre alla responsabilità individuale insomma c’è l’urgente necessità che la politica prenda provvedimenti immediati basati sul bene comune del Paese.

La vostra mixology è molto incentrata sui sapori albanesi e sui prodotti dei piccoli artigiani, avete avuto un riscontro da loro su questi temi?
Quando abbiamo presentato il nostro progetto ai distillatori locali non ci credevano molto perché era una cosa che non avevano mai sentito. Ora vedono che i loro prodotti non solo sono all’altezza dei grandi marchi internazionali, ma che, grazie alle nostre ospitate in bar in giro per il mondo, possono arrivare ovunque attraverso il linguaggio internazionale del bartending. Sono più motivati e hanno aumentato la loro consapevolezza su come produrre in modo più sostenibile, hanno aumentato i loro standard di approccio al lavoro. Lo sforzo che alcuni individui in Albania compiono per mantenere la sostenibilità con costi minori è nobile, ma certamente non sufficiente. Come ho detto, abbiamo bisogno di regole e leggi che tutti noi obbediremo e seguiremo allo stesso modo.

Al Nouvelle Vague vi siete scontrati con il turismo di massa e le sue logiche? Come la ricerca di alcolici abbondanti a prezzi molto bassi?
Il turismo di massa ha sempre i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi effetti collaterali, non si possono controllare o evitare le esigenze di ogni visitatore, quello che si può fare però è posizionarsi prima che ciò accada. Al Nouvelle 99 volte su 100 non abbiamo questo tipo di richieste; è un bar in cui si va perché se ne è sentito parlare, o perché qualcuno vi ha indirizzato lì (passaparola, il mio preferito) o per il riconoscimento internazionale ottenuto negli ultimi anni. Questo porta, il più delle volte, visitatori “buoni” sinceramente interessati al progetto e ai cocktail. Ma anche molti gruppi di persone “non adatte”, che entrano per il nome della struttura e non si preoccupano delle persone intorno a loro o del bar stesso. Quindi cerchiamo di stare attenti a chi ospitiamo.
Chiaramente, non tutti vogliono fare questo tipo di esperienza durante la loro visita, e fortunatamente c’è una diversità di offerta nel Paese. A essere onesti, la ricerca di alcolici a basso prezzo penso che sia una fase che tutti noi abbiamo attraversato da giovani, quindi capisco e non giudico la richiesta.
Pro e contro del turismo di massa
Oltre alla loro disponibilità a spendere soldi, i visitatori hanno anche alcune esigenze. Vogliono essere ospitati, gli alberghi non sono mai sufficienti in alta stagione e questo porta a soluzioni tipo Airbnb nelle zone più centrali con conseguente aumento dei prezzi degli immobili ed espulsione dei residenti. La necessità di nuove costruzioni nelle aree centrali porta a un sovraccarico edilizio.
I turisti si rivolgono spesso a un consumo veloce di prodotti lavorati e confezionati acquistati in Mini Market e fast food. Fermatevi un attimo e immaginate la quantità di rifiuti di plastica e carta e dove vanno a finire. I turisti devono spostarsi nel Paese, quindi servono più veicoli e più benzina per farli funzionare e numerose imbarcazioni che li portino a visitare le spiagge nascoste della costa, con conseguente inquinamento atmosferico e marino.
Quanto alle risorse, cosa succede quando improvvisamente si ha bisogno di sfamare quasi sei volte la popolazione soprattutto con il pescato lungo la costa, dove e come lo si trova? Queste sono solo alcune delle questioni più importanti che accompagnano il turismo di massa. L’ho visto in Grecia, dove è ancora in corso, e lo sto vedendo accadere in Albania, rapidamente. Il turismo di massa porta molte entrate alla popolazione, al governo, crea nuove opportunità di lavoro e di business, sviluppa molte interazioni umane e scambi culturali che per gli albanesi, a causa dell’isolamento dovuto alla dittatura, sono molto importanti. Ma purtroppo tutto ciò ha un costo.
C’è una via d’uscita?
Secondo me, con l’aiuto dello Stato si potrebbero ridurre al minimo gli impatti negativi e il modo più efficace per farlo è quello di dare più attenzione e di mettere in risalto le tradizioni locali. Si dovrebbero pubblicizzare maggiormente le aree rurali, varare politiche che favoriscano la ristrutturazione delle vecchie case tradizionali abbandonate e la costruzione di nuove con lo stesso concetto; in questo modo si abbasserebbe la pressione nelle aree centrali delle città, creando nuove destinazioni e dando nuove opportunità di business alle aree rurali e ai suoi residenti.
Bisognerebbe concentrarsi maggiormente sui prodotti e sui produttori locali: con un buon storytelling e un buon progetto si può creare un maggiore bisogno di cibo e prodotti tradizionali locali, in modo da aiutare i produttori a vendere le loro produzioni e a non sprecarle, come accade di continuo, riducendo al contempo il consumo veloce. Il pesce non è mai stato un piatto tradizionale per noi. È anche urgente costruire un trasporto pubblico migliore e dare accesso ai bellissimi paesaggi albanesi dell’interno e non solo della costa. Ospitare una tale quantità di visitatori è una buona opportunità per sviluppare il nostro Paese e noi stessi, ma dobbiamo essere molto attenti e agire con intelligenza per non diventare vittime del nostro stesso bene. Per me, almeno al momento, la risposta è: locale, tradizionale e rurale.
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