Alimentazione

Arriva il primo mercato contadino dentro un ospedale

Bancarelle con verdure di stagione, legumi e olio nel piazzale d’ingresso del Policlinico Gemelli. A Roma sbarca il progetto pilota per trasformare la spesa in strategia contro la cattiva alimentazione

  • 18 Dicembre, 2025

È stata battezzata come la prima volta italiana, e in effetti lo è. Il 16 e 17 dicembre 2025, il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma ha aperto i battenti a banchetti e stand con prodotti agricoli freschi, allestiti nel piazzale antistante l’ingresso principale, quello dominato dalla statua di Papa Wojtyla. Qui pazienti, visitatori e personale sanitario possono acquistare verdure di stagione, legumi, olio extravergine e prodotti locali direttamente dai produttori. Un vero e proprio mercato contadino all’interno di un ospedale, che punta a fare della prevenzione alimentare una strategia di salute pubblica partendo proprio dal carrello della spesa.

Il progetto pilota “Campagna Amica per la Salute”, promosso da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica, Fondazione Policlinico Gemelli e Fondazione Aletheia, rappresenta una novità assoluta per l’Italia e un passo significativo verso l’integrazione tra prevenzione alimentare e cura della salute. Come sottolineato da Daniele Franco, presidente della Fondazione Policlinico Gemelli, si tratta di «un modo concreto per mettere in contatto pazienti, visitatori e personale sanitario con le imprese agricole del territorio», promuovendo prodotti freschi, tracciabili e non ultraprocessati.

Il costo della cattiva alimentazione

L’urgenza di questa iniziativa poggia su dati allarmanti. Secondo uno studio della Fondazione Aletheia del luglio 2024, la cattiva alimentazione costa all’Italia 12 miliardi di euro l’anno in spese sanitarie per patologie croniche non trasmissibili legate a scelte alimentari errate. Obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, diversi tipi di tumore, steatosi epatica non alcolica, malattie croniche intestinali, patologie neuropsichiatriche e neurodegenerative: un elenco impressionante che la ricerca scientifica ha ormai solidamente collegato a stili alimentari scorretti.

Basti pensare alla diffusione tra i giovani di snack salati, dolci, merendine e bibite gassate ed energetiche, queste ultime capaci di contenere fino a dieci bustine di zucchero e una quantità di caffeina equivalente a quattro caffè. Di fronte a questa deriva, la dieta mediterranea si conferma strumento preventivo, capace di ridurre l’incidenza di molte malattie e migliorare qualità e durata della vita. Ma per recuperare questo modello serve un’educazione alimentare che, come ha ricordato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida citando Ippocrate, «un tempo avveniva in famiglia e oggi va ricostruita attraverso luoghi di aggregazione e spazi educativi». Esattamente come i banchi del Gemelli.

Un modello già sperimentato altrove

Coldiretti e la Fondazione Campagna Amica hanno parlato di un progetto «unico e innovativo», puntando a replicarlo negli ospedali di tutto il Paese. Eppure, l’idea non è così inedita. I mercati contadini negli ospedali hanno infatti già alcuni precedenti internazionali. Negli Stati Uniti, la Cleveland Clinic ha aperto il suo farmers’ market nel 2008, seguita dal Penn State Hershey Medical Center e dal Johns Hopkins Hospital. Anche nel Regno Unito esistono esperienze consolidate, come il mercato mensile del Queen Elizabeth Hospital di Birmingham o quello che per anni ha operato presso il Barts Hospital a Londra.

Ciò non toglie che l’iniziativa del Gemelli rappresenti un passo significativo per l’Italia, dove questo tipo di collaborazione strutturale tra agricoltura e sanità pubblica è rimasta finora marginale. Il merito è aver importato un modello già testato con successo altrove, adattandolo al contesto nazionale. Resta da vedere se questo «spazio zero» riuscirà davvero a trasformarsi in pratica diffusa.

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