Nonostante gli Stati Uniti restino tra i principali produttori mondiali di mais, soia, grano e cotone, in questo periodo storico le esportazioni stanno vivendo un periodo di ristagno, mentre aumentano le importazioni di frutta, verdura e olio di canola. Un ruolo decisivo lo sta giocando la guerra commerciale con la Cina che, con le tariffe punitive imposte su soia, grano, mais e cotone, ha ridotto drasticamente i flussi commerciali. Gli analisti avvertono che senza nuove strategie di mercato e investimenti mirati, gli Stati Uniti rischiano di perdere definitivamente il primato nell’agricoltura mondiale. Oltretutto stanno vacillando anche le produzioni vitivinicole in California, soprattutto a causa della guerra commerciale con il Canada.
Gli Stati Uniti, storicamente principali esportatori mondiali di soia, sono oggi messi in crisi dalla devastante decisione della Cina – che fino all’anno scorso acquistava oltre la metà della soia americana – di azzerare gli acquisti. Una situazione che si sta rivelando ancor più impattante per gli agricoltori statunitensi visto che l’ultimo raccolto è stato eccezionale in termini quantitativi, portando così a un crollo drammatico dei prezzi e all’assenza di un mercato a cui vendere.
Andando indietro nel tempo c’è un precedente: tra il 2017 e il 2018, le esportazioni di soia sono crollate del 73%, quelle di grano del 67% e di mais del 61%, per un danno complessivo stimato in 14 miliardi di dollari. L’accordo commerciale del 2020, il cosiddetto Phase One, aveva temporaneamente invertito la rotta, ma il calo è ripreso poco dopo. Pechino dal canto suo ha provveduto a diversificare le proprie fonti rivolgendosi a Brasile, Canada e Argentina, ma anche investendo massicciamente nella produzione interna e nelle biotecnologie.
Per attenuare le perdite, il Congresso Usa ha approvato un primo stanziamento da 10 miliardi di dollari a sostegno del settore agricolo, e l’amministrazione sta valutando fondi aggiuntivi fino a 14 miliardi. Ma gli aiuti, dicono gli operatori del settore, rappresentano un “tappabuchi” temporaneo. Sul fronte commerciale si sta cercando urgentemente di diversificare i mercati. Comunità agricole e trader si stanno mobilitando in Vietnam, Filippine, Cambogia, Marocco e altri paesi per convincere gli operatori locali a importare soia americana come componente proteica nei mangimi. Tuttavia, le dimensioni di questi mercati sono infinitesimali rispetto a Cina, e le trattative richiedono tempo. La Cina, dal canto suo, ha spostato il proprio approvvigionamento verso il Brasile e l’Argentina, rafforzando infrastrutture e produttività, oltre a incentivare la produzione domestica, per ridurre la vulnerabilità da fornitori stranieri.

Un recente studio condotto dalle università dell’Illinois e del Texas Tech ha rivelato che le importazioni agricole americane hanno superato le esportazioni — una tendenza destinata a peggiorare nei prossimi anni. «Per gran parte della nostra storia recente gli Stati Uniti sono stati esportatori netti di prodotti agricoli. Ora il surplus si è trasformato in un deficit crescente, con importazioni che superano di gran lunga le esportazioni. Le stime attuali indicano un disavanzo di 49 miliardi di dollari entro la fine del 2025», ha spiegato William Ridley, docente di Economia agricola e dei consumi all’Università dell’Illinois.
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