Elitismo

Mille euro per un pranzo: il futuro dell’alta cucina è (solo) per ricchi

Una conferenza sull'alta ristorazione a Dublino è stata l'occasione per interrogarsi sulle prospettive di fine dining nel prossimo futuro. Un mix di lusso estremo, emozione e ospitalità

  • 17 Ottobre, 2025

Un pranzo in un ristorante di alta fascia accompagnato da un ottimo vino, potrebbe presto costare fino a mille euro a persona. È lo scenario provocatorio, ma realistico, emerso alla conferenza The Future of Food organizzata a Dublino da Iput Real Estate. Un dibattito in cui è emersa la necessità di ripensare il fine dining e di immaginarlo nel prossimo futuro.

Alta cucina come lusso estremo

La conferenza è stata l’occasione per mettere a confronto vari punti di vista, da quello degli chef ai critici gastronomici. Secondo Ross Lewis, chef e proprietario dei rinomati ristoranti Chapter One e Osteria Lucio a Dublino, l’alta cucina sta diventando un “lusso estremo”. Non si pagherà più soltanto per il cibo, ma per l’esperienza complessiva: «I ristoranti di fascia alta sopravviveranno grazie a ciò che chiamerei equità emotiva, ovvero la capacità di lasciare un ricordo indelebile», ha dichiarato lo chef all’Irish Times. In un settore sempre più polarizzato, Lewis teme per le piccole imprese: «Molti locali indipendenti combattono ogni giorno per restare a galla, mentre le catene e i gruppi sostenuti da capitali esterni possono permettersi anni di perdite».

L’importanza dell’esperienza e le voci dal palco

Al centro del dibattito è finito anche il valore dell’esperienza. Robbie Bargh, fondatore della società londinese Gorgeous Group, ha ricordato che la ristorazione non è solo cucina, ma contano l’illuminazione, i bicchieri, il design degli interni, il modo in cui un cameriere serve un piatto. «Ogni dettaglio comunica qualcosa e può trasformare un pasto in un momento di connessione emotiva», ha dichiarato Bargh. Sul palco anche Tim Hayward, scrittore e critico gastronomico, che ha richiamato l’importanza dell’ospitalità “antica”, quella fatta di gesti semplici e relazioni umane dove “saper accogliere è l’arte più moderna che ci sia”. La giornalista Marina O’Loughlin, già firma del Guardian e del Sunday Times, ha ribadito il concetto: «Non è solo questione di piatti perfetti. Quando entri in un ristorante, vuoi sentire che appartieni a quel luogo». Per lei il fine dining non è affatto destinato a sparire: «È da quindici anni che ne annunciano la fine, ma ogni generazione di chef lo reinventa. Alcuni con idee folli, altri con genio puro — ma sempre con il desiderio di stupire», ha riportato il quotidiano irlandese. Il futuro della ristorazione di lusso, secondo i critici che sono intervenuti, non si misurerà solo in stelle o prezzi, ma nella capacità di creare emozioni durature. E forse, di farci dimenticare almeno per una sera quanto abbiamo speso.

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