Dopo quasi quattro settimane di negoziati serrati, Stati Uniti e Unione europea hanno finalmente raggiunto un’intesa sui dazi commerciali. Il documento, frutto dell’incontro tra Ursula von der Leyen e Donald Trump in Scozia, fissa la tariffa standard del 15% sulle merci europee esportate oltreoceano. Tuttavia, non tutte le categorie godranno di esenzioni: tra le più colpite figura il vino, una delle eccellenze italiane più apprezzate negli Stati Uniti.
L’accordo, oggi discusso a Bruxelles dal Comitato per la Revisione Permanente (Co.Re.Per), dovrà ancora essere formalizzato in un testo giuridicamente vincolante. Tra le priorità comuni emergono settori strategici come farmaceutico e semiconduttori, mentre il comparto vinicolo, così come quello dei superalcolici, rimarrebbe soggetto alle tariffe.
«I dazi su vino, alcolici e birra erano uno degli interessi più importanti dell’Unione europea. Purtroppo, non siamo riusciti a ottenere questo settore e questa categoria tra i settori che continuerebbero a essere a livello Npf, il criterio della “nazione più favorita”», ha detto il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic in conferenza stampa. «Entrambe le parti, gli Stati Uniti e l’Ue, sono pronte a prendere in considerazione altri settore. Le porte non sono chiuse per sempre». Come Commissione europea «lavoreremo il più duramente possibile per spandere i settori» anche a vino e liquori, oltre ad acciaio e alluminio.
Per l’Italia, che esporta oltreoceano circa un terzo del suo vino, le prospettive non sono rassicuranti: l’impatto sui prezzi e sulla competitività potrebbe essere significativo, con possibili ripercussioni sulle cantine e sui distributori. Si stimano perdite intorno a 317 milioni di euro nei prossimi 12 mesi. Moscato d’Asti, Pinot Grigio, Chianti Classico e altre eccellenze sono tra le più colpite, con un aumento dei prezzi finali oltreoceano fino al 186%. Le associazioni di settore chiedono interventi per ridurre l’impatto lungo la filiera e auspicano un confronto tecnico per ottenere aliquote più sostenibili. La preoccupazione resta alta, soprattutto se i dazi si sommeranno a quelli già esistenti, penalizzando competitività ed export.

EP Plenary session – Motion of censure on the Commission B10-0319/2025
L’intesa prevede però impegni reciproci in altre aree. Bruxelles si impegna a eliminare i dazi su tutti i beni industriali statunitensi e ad acquistare energia, gas naturale liquefatto e prodotti nucleari per un valore complessivo di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Sono previsti anche investimenti europei per 600 miliardi in settori strategici americani, mentre l’acquisto di chip per l’intelligenza artificiale dagli Usa dovrebbe raggiungere almeno 40 miliardi di dollari. Non mancano accordi su equipaggiamento militare e accesso preferenziale per prodotti agricoli e ittici americani.
Dal canto suo, Washington conferma che farmaci generici, precursori chimici e aerei continueranno a beneficiare della tariffa di Nazione più favorita, senza aumenti superiori al 15%. Auto e componenti europee restano soggette allo stesso dazio, seppure con riconoscimento reciproco degli standard di sicurezza. Tuttavia, nulla è stato previsto per il vino, che rimane esposto alle tariffe aggiuntive.
Le reazioni del settore vinicolo italiano non si sono fatte attendere: produttori e consorzi denunciano il rischio di perdita di quote di mercato e di aumento dei costi per i consumatori americani. «Si tratta di una stangata per il settore più esposto tra le top 10 categorie italiane di prodotti destinati agli Stati Uniti, con un’incidenza al 24% sul totale export globale e un controvalore di circa due miliardi di euro l’anno», ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi. «Sarà un secondo semestre molto difficile, pur nella speranza che nei ‘tempi supplementari’ le parti possano correggere il tiro».
Secondo l’Uiv, «è ora più che mai fondamentale attivare un’alleanza tra la filiera italiana del vino e i partner Usa – distributori, importatori e ristoratori – che per primi si oppongono ai dazi nell’interesse comune delle imprese italiane e statunitensi». L’accordo tra Ue e Usa, pur contenendo elementi di cooperazione e apertura, lascia dunque una ferita aperta per l’export enogastronomico italiano.
Con il documento ora nelle mani di Washington per la revisione finale, l’attenzione si concentra sulle prossime mosse del governo Meloni e sulle strategie delle cantine per attenuare l’impatto dei dazi. «Il tempo delle deroghe, ma anche dell’incertezza, è terminato – ha aggiunto il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti –, ora va affrontata la sfida nella consapevolezza che servirà un sostegno da parte dello Stato in termini di promozione del prodotto enologico italiano. Lo scenario è complesso e vede già nei primi 5 mesi di quest’anno un calo tendenziale dei volumi di vino esportati di quasi il 4%».
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2025 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd