Semaforo verde in Francia allo zuccheraggio sui vini fermi a Denominazione d’origine protetta (Aoc, Appellation d’origine protégée). Una piccola rivoluzione per il paese transalpino, secondo produttore mondiale di vino, dettata dalla duplice necessità di uscire dalla crisi del settore e di adeguarsi al gusto delle nuove generazioni, che preferiscono vini più morbidi. L’aggiunta di zucchero ottenuto dal mosto d’uva è attualmente consentita per i vini Igp e per lo Champagne.
Ora, le autorità francesi, in particolare il Comitato dei vini Dop, in seno all’Inao (l’istituto nazionale per l’origine e la qualità che fa capo al ministero dell’Agricoltura) hanno dato il via libera – dal primo novembre – anche per i vini fermi, ma fissando dei limiti precisi: l’edulcorazione sarà possibile se il prodotto finale non conterrà zuccheri residui fermentescibili (fruttosio e glucosio) in quantità superiore ai 9 grammi per litro.
Da diversi anni, in Francia, si discute se consentire o meno questa pratica anche ai vini a denominazione d’origine. Evidentemente, le pressioni della base e dell’industria alle prese con forti difficoltà di mercato, considerando anche le nuove preferenze dei consumatori, hanno fatto cadere anche questo tabù e indotto il governo ad aprire a nuove opportunità. La Francia, insomma, cerca di adattarsi rapidamente al momento storico con una mossa che segue la linea del piano di salvataggio del settore, annunciato a fine novembre dal ministro dell’Agricoltura, Annie Genevard.

Bordeaux e Côtes-du-Rhône sono le due aree vinicole francesi che principalmente potrebbero avvantaggiarsi, secondo la stampa francese, da questo provvedimento che, prima di entrare in vigore, dovrà essere approvato dai singoli Consorzi di tutela. L’Inao ha posto ovviamente dei limiti stringenti alla pratica di edulcorazione che include vini rossi, bianchi e rosati e che dovrà essere effettuata nei confini territoriali della Doc o nelle vicinanze, basandosi sui mosti (freschi, concentrati o concentrati-rettificati) ottenuti dalle uve della stessa denominazione.
Da diversi anni, già nel periodo pre-pandemia, proprio i produttori bordolesi avevano sollevato il problema, segnalando grandi difficoltà a incontrare il gusto dei consumatori a causa dell’eccessiva secchezza dei propri vini. Tra questi, il claret, un vino rosso di facile beva. Per questo prodotto le nuove regole produttive potrebbero essere presentate in seno al Consorzio già nel prossimo febbraio, per poter avere il via libera definitivo in tarda primavera. L’obiettivo finale è venire incontro alle fasce di età più giovani, vale a dire la generazione Z.
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