Nicchie di mercato

In Alto Adige le cantine puntano sui Super Südtiroler: "Altra cosa dai Super Tuscan: le nostre varietà sono autoctone"

Si tratta ancora di una nicchia per pochi intenditori: per lo più blend selezionati (ma c'è anche chi sceglie il monovitigno). Il primo arrivato sul mercato è quello di Cantina Terlano, ma oggi sono sempre di più

  • 11 Dicembre, 2025

C’è un nuovo movimento verso l’alto (e non parliamo solo in senso fisico) delle cantine altoatesine: ancora una nicchia per intenditori, ma a quanto pare sempre più diffusa tra le cantine del territorio. Stiamo parlando dei Super Sudtirolesi: “super vini”, che solo nel nome ricordano i Super Tuscan. Cosa li contraddistingue dagli altri prodotti del territorio? Si tratta dei top di gamma aziendali (i prezzi arrivano anche a 200 euro) per lo più blend (tranne eccezioni) dai lunghi affinamenti con cui la cantina mette assieme il meglio della sua offerta. Ma cosa c’è dietro questo fenomeno: solo ragioni tecniche o di mercato? 

Cantina Bolzano

I Super tirolesi di Cantina Bolzano

Partiamo dall’ultimo arrivato. A ridosso della scorsa edizione del Merano Wine Festival, Cantina Bolzano ha presentato l’ultima annata di Tal, la cuvée aziendale che punta al mercato dei vini superiori. L’acronimo sta per “tradizione”, “autenticità” e “longevità”, rappresentando l’identità della cantina. Nello specifico, Tal 1908 è super-sudtirolese rosso, espressione del fondovalle caldo dove regna il lagrein, matura per 12 mesi in piccole botti di rovere, barrique francesi. Quindi, affina per 15 mesi in fusti di cemento per completare il processo in bottiglia. Un blend di lagrein (85%), cabernet sauvignon (10%) e merlot (5%). Tal 1930 è un bianco da chardonnay (85%), sauvignon (10%) e pinot grigio (5%). Matura di 12 mesi in piccole botti di rovere, quindi affina per 14 mesi in fusti di acciaio prima dell’ultimo passaggio in bottiglia.

«Come enologi – spiega Stephan Filippi, l’enologo e kellermeister di Cantina Bolzano – cerchiamo di vinificare le migliori uve che abbiamo e di vinificarle separatamente. L’obiettivo è quello di fare vini diversi e più profondi. Poi, ovvio, c’è anche un fatto commerciale: questi vini sono più ricercati. Accrescono l’immagine della cantina, ma il guadagno è relativo essendo poche bottiglie». Per Filippi, il Tal dimostra «che non ci sentiamo arrivati, ma vogliamo continuamente migliorarci». Ma perché, per migliorare, la scelta è caduta sul blend di uve? «In realtà il blend non è facile – spiega – ma permette a noi tecnici di interpretare l’annata: l’anno in cui viene meglio il lagrein si può aumentare, un altro anno si può aumentare il cabernet sauvignon».

Alla domanda se il Super Altoatesino rappresenta il futuro dell’Alto Adige o rimarrà solo un prodotto di nicchia, Filippi risponde con una sicurezza: «Sul mercato sarà una nicchia, ma ci aiuta a far esprimere le potenzialità del nostro territorio».

Stephan Filippi, kellermeister di Cantina Bolzano

Appius, all’origine dei Super Sudtirolesi

I bene informati raccontano che il primo Super Südtiroler sia stato quello di Cantina Terlano che ha tolto per poco il primato ad Hans Terzer – storico kellermeister della cantina San Michele Appiano – sulla linea dei precursori. Ma questo conta fino a un certo punto perché il suo Appius (prima annata è la 2010) è riconosciuto come un’avanguardia della tipologia. Oggi, con l’annata 2021, è arrivato alla 12esima edizione: un assemblaggio di quattro uve bianche suddivise tra chardonnay (73%), pinot grigio (12%), pinot bianco (10%) e una piccola quota di sauvignon (5%). Tranne la massa di sauvignon, le altre tre fanno fermentazione e affinamento in barrique, quindi assemblaggio dopo un anno e altri tre anni sui lieviti in acciaio inox.

«Dopo 25 anni di Sanct Valentin volevamo andare oltre: così Hans Terzer, partendo da 30-40 anni di viticoltura di precisione, ha spinto nella direzione di fare un vino superiore per valorizzare questo territorio», spiega Jakob Gasser, che dal primo settembre del 2024 è il nuovo kellermeister della cantina sociale. «Noi facciamo solo monovitigni, questo è il nostro unico blend. Mettendo insieme le quattro varietà bianche più importanti, vogliamo raccontare così l’essenza della cantina: l’unione dei diversi soci, la diversità di appezzamenti e di vigneti, le diverse esposizioni. In più, abbiamo spazio per interpretare l’annata».

Nell’Appius lo chardonnay rappresenta lo scheletro del vino, il pinot grigio aggiunge corpo e rotondità, il pinot bianco dà freschezza, sale e le note di mela verde tipicamente altoatesine, il sauvignon completa con le sue tipiche note aromatiche. In futuro, la linea del blend non cambierà. «Questi vini sono ancora in via di definizione, ma trovo già molto identitario lo stile dell’Appius», dice Gasser. «Come gli altri Super Sudtirolesi rappresenta la punta di diamante dell’Alto Adige e rispecchia al massimo il nostro territorio. Questi vini nascono per sfidare anche i grandi vini del mondo, ma restano un prodotto rivolto ai “fanatici” del vino».

Nals Margreid punta sul monovitigno 

Siamo sempre nel 2010 quando Harald Schraffl, l’enologo della cantina Nals Margreid concepisce il suo Super Sudtirolese partendo da un vigneto di chardonnay in altura. L’esordio arriva nel 2016. «Non è stata una scelta di mercato, ma è partita dal vigneto. I nostri conferitori hanno appezzamenti molto piccoli e noi facciamo una grande parcellizzazione: osservando la qualità, negli anni scopriamo vigneti che sanno fare di più», spiega Schraffl.

Harald Schraffl, kellermeister di Nals Margreid

In questo caso, la selezione parte come blend – 85% chardonnay, 9% pinot bianco, 6% sauvignon – ma nel tempo si converte in monovitigno. «All’inizio – racconta Schraffl – ho pensato che questo chardonnay molto minerale ma molto giovane – solo 20 anni di vigneto – poteva essere perfetto unito alla freschezza del pinot bianco e all’aromaticità del sauvignon. Quasi subito ci siamo accorti che lo chardonnay sta meglio da solo e la nostra comunicazione è cambiata». Nama 2022 è uno chardonnay in purezza, affinato per 18-19 mesi in botte di rovere piccola e acciaio inossidabil, tre mesi in acciaio inox e otto mesi in botti Stockinger, quindi un anno in bottiglia.

«Se credo nel futuro dei Super Südtiroler? Sicuramente sì. Anche James Suckling mi ha detto che questo vino gli ha subito ricordato l’Alto Adige: in questi super vini c’è il carattere del nostro territorio. Dolcezza, struttura, corpo e sapidità ricordano bene l’Alto Adige e l’Italia. Nulla a che vedere con i supertuscan: le varietà sono le nostre», afferma Schraffl con orgoglio.

Il “super” traminer che riposa in miniera

Ci spostiamo a Termeno, per parlare con Willi Sturz, kellermeister della Cantina Tramin. Qui il Super Südtiroler è Epokale, un gewürztraminer in purezza che, dal millesimo 2015, riscopre un profilo più abboccato e intenso rispetto alle annate precedenti: «Noi rimaniamo sui monovitigni perché nel nostro areale è la scelta preferibile. Non per forza questi vini devono essere svaghi o composizioni», ci dice. Così  «Una maggiore concentrazione, e il suo rapporto con l’acidità, ci permette di ottenere il massimo dal vitigno in termini di ampiezza e raffinatezza aromatica, corpo, bilanciamento e uno straordinario potenziale d’invecchiamento».

Willi Sturz, kellermeister di Cantina Tramin

L’annata 2017, presentata a ottobre scorso, presenta un residuo zuccherino più alto che ha spinto l’enologo a prolungare da sei a sette anni l’affinamento all’interno della miniera di Ridanna Monteneve (Bolzano), in condizioni di buio, umidità e temperatura costanti a circa 2 mila metri sopra il livello del mare. «Diversi vini di questa fascia superiore – spiega Sturz – nascono con l’idea della cuvée: raccontano bene il territorio, ma questo non vale per ogni vitigno. Con un gewürztraminer ha poco senso parlare di un blend: ecco perché il super-sudtirolese non deve per forza essere un assemblaggio».

Sturz ha molta fiducia nelle potenzialità di questa tipologia: «C’è spazio in certi mercati e la tendenza a fare una selezione della selezione ha spinto ciascuno a trovare la microzona per realizzarlo: un impegno che porta avanti tutto il territorio, invita alla ricerca e aiuta a mettere un punto sulla “i”».

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