Italia campione di tennis, ma non di nazionalismo. «Vinciamo in casa, festeggiamo con uno spumante italiano mostrato in mondovisione e certificato con una ‘doccia’ post match ormai iconica di Sinner a base di Asti Spumante ma gli unici a rimanere con un po’ di amaro in bocca per il trionfo alle Nitto Atp Finals sono proprio le centinaia di produttori che assieme al Consorzio hanno investito sull’italianità come carta vincente». A raccontare questa strana esterofilia Made in Italy è Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg – da cinque anni sparkling wine partner dell’evento tennistico – commentando decine di articoli che hanno descritto i festeggiamenti post partita di Jannik Sinner con una “pioggia a base di Champagne”.

Intanto, il Consorzio, che per questa edizione, ha lanciato i calici arancioni in onore del fenomeno azzurro, fa sapere che nella sola settimana del torneo di Torino ha raggiunto 7mila pezzi venduti, raggiungendo un pubblico sempre più ampio, fatto di appassionati, potenzialmente nuovi consumatori. Una partership vincente tennis-vino, se non fosse per la buccia di banana su cui è scivolata buona parte della stampa italiana. E non è la prima volta.
Se dunque, Sinner è riuscito nell’impresa di far appassionare gli italiani al tennis, la strada per far superare la sudditanza verso i vini d’Oltralpe è ancora lunga. Almeno nel linguaggio. Domanda: in Francia sarebbe mai successo?
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