La rottamazione dei vigneti, attraverso l’estirpazione inserita dall’Ue tra le misure Ocm, non piace al mondo del vino italiano. E nemmeno al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: «Non sono convinto che l’estirpo sia una soluzione. Io la vedo come una resa dal punto di vista comunicativo. Quindi, prima del “suicidio delle vigne” esplorerei il modello di comunicazione. È quanto è emerso dal convegno Competitività e futuro del vino italiano, promosso a Roma da Confcooperative Fedagripesca, che si è tenuto l’11 novembre al Masaf.

«Siamo tutti consapevoli che abbattere il potenziale produttivo alla radice, in vigneto, significa non ricostruirlo mai più, quindi quella dell’estirpazione resta una decisione estrema – ha detto Piero Mastroberardino coordinatore del Tavolo della filiera del vino (oltre che vicepresidente di Federvini), che ha cercato di riscostruire come l’Ue sia arrivata alla decisione (ancora da confermare o meno in fase di trilogo): «Dipende dal messaggio che si trasmette: di fronte ad un settore che invoca un intervento di questo tipo, tutto il contesto istituzionale prende atto che il mondo produttivo ha dichiarato una resa. Per questo, al contrario, in Italia, abbiamo invece chiesto al ministro Lollobrigida di focalizzare prima l’attenzione sul versante della domanda, ripartendo dallo stimolo principale che è il consumatore».

«Si possono anche mettere in campo interventi strutturali, ma senza prendere i finanziamenti destinati alla promozione – continua il professore irpino – Così la strategia del comparto diventa quella dell’asciugare sé stessi. Ma noi siamo anche imprenditori e prima di interventi senza ritorno, dobbiamo percorrere la strada del mercato». Mastroberardino è tornato a parlare della grande campagna di comunicazione sul mercato domestico proposta al Governo nell’incontro dello scorso agosto e, stando alle sue stesse parole, accolta da Lollobrigida. Lo stesso ministro ha parlato di una doppia campagna, sia nazionale sia estera (quest’ultima con delle risorse aggiuntive per l’Ice), che dovrebbe partire entro fine anno, sfruttando la candidatura della cucina italiana a patrimonio Unesco.
Più possibilista (ma solo a determinate condizioni), Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative: «Personalmente all’inizio ero contrario all’estirpazione, ma bisogna pensare che è una misura europea che interessa non solo l’Italia e credo che altri Paesi l’abbiano richiesta in maniera forte. A livello nazionale sarei contrario, ma consapevole che qualche microarea, regione o provincia potrebbe chiederla. In quel caso valuteremo, a patto che non sia tout court». Rigotti invoca prudenza anche sull’altra misura d’emergenza: la distillazione di crisi. «Oggi le giacenze stanno diminuendo e le stime vendemmiali dovrebbero essere più basse del previsto. Aspettiamo i dati export, ma prima di gridare alla distillazione sarei molto prudente».

La giornata di confronto è servita anche a fare il punto sulla prossima Pac e, in particolare, alla misura che demanderebbe l’utilizzo delle risorse per l’agricoltura ai singoli paesi. Una proposta accolta con poco entusiasmo dall’agricoltura italiana. «L’intervento settoriale del vino, fino ad oggi obbligatorio per gli Stati membri, rischia infatti di diventare facoltativo lasciando alle singole amministrazioni nazionali la decisione se e come attivarlo – è l’allarme lanciato da Rigotti – Il vino non può perdere la sua identità e il suo peso strategico all’interno delle politiche agricole, economiche e ambientali europee».
«Il vino italiano non può rassegnarsi a una “decrescita felice” né essere marginalizzato nella riforma della Pac – ha commentato Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca – In questa proposta il vino sparisce dai radar e viene delegata allo stato membro. L’Italia vanta una leadership su tutti i segmenti commerciali: dai vitigni eroici ai prodotti base spumante o daily, passando per le grandi Doc o gli spumanti del nord est ed è l’unico Paese a vantare tanta biodiversità. Serve una nuova politica di filiera, sostenuta da risorse adeguate, strumenti promozionali efficaci e un quadro normativo che riconosca al vino il suo ruolo strategico nell’agricoltura e nell’economia europea».
Anche il ministro Lollobrigida si è soffermato sul punto: «Lasciare agli Stati membri la possibilità di cambiare destinazione dei fondi per noi è pericoloso. Il nostro Governo non lo farà, ma non ci sta bene neanche che altre nazioni decidano di minare all’agricoltura».
Niente da mostrare
ResetNo results available
Reset© Gambero Rosso SPA 2025 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd