Si staglia sulla roccia come una mano aperta verso il cielo. Pentedattilo lo riconosci da lontano, già dalla strada che sale verso il borgo: cinque dita di pietra che solleticano il blu. Un tempo qui vivevano in mille, oggi i residenti sono tre. Ma gli abitanti, molti di più: sono i membri della colonia felina che popola vicoli e scalinate e si muove con la disinvoltura di chi ha ereditato tutto. Li chiamano i Pentegatti e sono parte del paesaggio quanto le lucine tra i muri, i vasi di fiori e le cornici appese agli angoli più belli dell’area grecanica di Reggio Calabria. Ora a far loro compagnia ci sarà anche un’enoteca, dedicata interamente ai sapori e ai vini di questa terra.

Pentedattilo è sospeso tra nuvole e racconti di amori traditi, famiglie sterminate e fantasmi. È la vicenda degli Alberti: si tramanda dal 1686 con tutti i dettagli che servono a farne la storia di un’unione impossibile, di una vendetta e di una strage. È così che il borgo inizia a svanire. Le alluvioni e i terremoti, poi, hanno segnato il definitivo spopolamento, lasciando che le persone scendessero a valle. Eppure, qualcosa si muove. O meglio: qualcuno è tornato. Lo hanno fatto gli artigiani che lavorano il legno, il sapone, che spremono bergamotti per farne granite. E ora anche chi ha deciso di aprire un’enoteca, nel cuore del paese. A chi verrebbe in mente un’enoteca di soli vini calabresi in mezzo alle nuvole? Semplice: «A chi crede che i luoghi non muoiono se c’è qualcuno disposto ad amarli, a chi sa che i fantasmi si esorcizzano con il racconto giusto». E con un buon calice. La risposta è di Francesco Praticò, fondatore di Calabria Etnica, una srl punta su turismo lento ed enogastronomia. Insieme a lui c’è Alvin Tripodi che da bambino saliva a Pentedattilo con gli amici, una chitarra in spalla e un bicchiere di vino in mano. Sono le anime di questa nuova enoteca in mezzo alle nuvole.

«Sono allergico all’overtourism – dice Alvin – ci sono posti bellissimi in Calabria, ma molti soffrono la mercificazione». Pentedattilo, invece, prova un’altra strada: oggi ha guest house e posti letto – gestiti con criterio – per garantire a chi arriva di comprendere l’esperienza di vita di un tempo. «I borghi non possono essere solo una cartolina perché dietro ci sono rughe, sofferenze e persone che hanno lottato per conservarli». Il vero obiettivo, spiega, è «girare la cartolina, vederne il retro e iniziare una nuova narrazione: più autentica, capace di raccontare anche l’anima e l’antropologia dei luoghi».
Su Pentedattilo, Francesco e Alvin hanno investito la cosa più preziosa: il tempo. Ogni pietra è passata dalle loro mani, ogni spazio è stato pensato e restaurato senza scorciatoie. Così hanno ridato vita agli alloggi per l’ospitalità e oggi sono pronti a scrivere un nuovo capitolo: un angolo in via Lanzaro dedicato al gusto interamente calabrese che nasce dove un tempo c’era la scuola del borgo.

«Abbiamo rimesso i guanti e gli abiti da lavoro – spiega Alvin – per dare forma a un sogno che si chiama I cinque calici». Il nome è un omaggio a ciò che tiene in piedi questo luogo e chi lo abita: le cinque dita della rupe, i cinque sensi, i cinque elementi, le cinque province calabresi. L’inaugurazione è prevista per l’11 novembre, giorno di San Martino, data simbolica per un progetto che non vuole solo offrire degustazioni, ma trasformare l’enoteca in uno spazio culturale, dove fare esperienza del territorio con lentezza e consapevolezza. Ci saranno solo vini e prodotti calabresi, piccoli piatti di cucina tradizionale, show cooking, incontri con i produttori, focus tematici – «faremo una verticale sull’olio e sulle nostre cultivar» – e un corner per letture e presentazioni. «Vogliamo che sia una piccola isola felice – spiega Tripodi – un luogo ameno, dove chi entra possa, anche solo per un attimo, uscire dal tran tran quotidiano». In due anni, Francesco e Alvin sono riusciti anche a creare posti di lavoro. Giusy, ad esempio, già proprietaria della vicina bottega di intaglio del legno, è una loro collaboratrice: gestisce i check-in e check-out delle casette e sarà parte della nuova famiglia de I cinque calici.

Alvin ha 34 anni, la barba lunga e uno sguardo quieto. Lavora nel sociale, è appassionato di fotografia e a Pentedattilo ha deciso di piantare radici, e non perché ci sia poco da vedere altrove: «Ognuno deve scegliere il suo posto nel mondo. Non è importante dove vai, ma come stai. Se resti in un luogo senza essergli utile è come non esserci. E se te ne vai senza metterti in gioco, nessun posto ti basterà ». Per lui, Pentedattilo è quel posto. Forse è stato davvero un borgo fantasma, svuotato e malinconico, ma oggi si torna qui per ricordarci come ci sentivamo da bambini. È più una favola che uno spettro, insomma, e le favole non servono a negare i fantasmi ma a trasformarli in qualcosa che non fa più paura. I luoghi, in fondo, si salvano così: con una nuova storia da raccontare e un calice di vino da prendere a piene mani. Proprio con cinque dita.
I Cinque Calici – Pentedattilo – Melito Porto Salvo (RC) – 329 364 9711 – calabriaetnica.com
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