Sulle isole Eolie la vigna non è soltanto fatica, vento e pietra, ma anche storia di profonda umanità. Nino Caravaglio, vignaiolo di Salina (Tre Bicchieri per la sua Malvasia secca, Infatata 2024), lo ha dimostrato negli ultimi anni con una scelta semplice e coraggiosa: aprire la porta della propria azienda a chi viene da lontano. Una decisione che oggi gli vale il Premio Progetto Solidale della Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso.

In un territorio dove il turismo assorbe gran parte della manodopera e dove i vigneti terrazzati non concedono scorciatoie meccaniche, Caravaglio ha trovato nel lavoro dei migranti non solo una risposta pratica, ma un orizzonte nuovo. «Io sono cristiano e penso che amare il prossimo sia una questione di fede – racconta al Gambero Rosso – Una fede che non va esercitata solo in Chiesa ma anche al di fuori del proprio orto». Che sia il proprio vigneto o la propria comunità. «Bisogna aprire la propria porta a chi tende la mano. E credo che le aziende debbano essere sempre più un veicolo di accoglienza».

Il progetto inizia nel 2022 quando Caravaglio si rivolge al centro di accoglienza di Piazza Armerina Don Bosco 2000. «Ricordo che era appena scoppiata la guerra in Ucraina e, quindi, all’inizio fu complicato far venire qualcuno. Quando arrivarono i primi ragazzi provenienti dalla Nigeria non fu facile: erano rifugiati politici che avevano avuto esperienze negative nel loro Paese e sull’isola soffrivano la lontananza dal centro. Ma a poco a poco si ambientarono».
Nasce un patto di fiducia. Caravaglio mette a disposizione lavoro regolare, case dignitose e formazione. I ragazzi portano entusiasmo, costanza, senso di appartenenza. Oggi sono loro a segnalare al vignaiolo cosa fare in vigna, a raccontare i vini durante le visite guidate, a sentirsi parte di una comunità.

Il circolo virtuoso ha presto oltrepassato i confini della sua cantina. Oggi sono quattro quelli assunti dall’azienda Caravaglio e altri 16 sono impiegati nella ristorazione dell’arcipelago eoliano, che oggi è diventato un esempio di integrazione, grazie anche alla sensibilità della sindaca di Malfa Clara Rametta, scomparsa pochi mesi fa, a cui Caravaglio ha voluto dedicare il Premio del Gambero Rosso.
«Le leggi che favoriscono l’inserimento lavorativo ci sono: io ho utilizzato il decreto flussi – spiega il vignaiolo – E oggi altri produttori mi chiedono come fare per le assunzioni. Ma credo che per creare davvero un legame si debba coinvolgerli nell’attività, renderli responsabili, non lasciare loro solo i lavori più pesanti, ma insegnare tutto: dall’imbottigliamento ai travasi fino all’etichettatura. Altrimenti si sentiranno sempre lavoratori di serie B, mentre io voglio che siano davvero parte dell’azienda. Che poi – confida Caravaglio – sono ragazzi che conoscono bene l’inglese e spesso hanno una cultura più completa dei paesani. Oggi i veri costruttori di ponti sono loro».
Il riconoscimento del Premio Progetto Solidale non celebra soltanto una cantina, ma un modo diverso di intendere l’impresa agricola. Dove la vigna diventa strumento di inclusione, la fatica condivisa si trasforma in opportunità, e il vino racconta una storia che è anche di giustizia sociale.
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