Storie

Gli anziani contadini che salvano i pomodori rari

Nell’ex territorio Cirio, un pugno di contadini continua a salvare le antiche varietà di pomodoro, simbolo dell’identità agricola dell'Agro Nocerino-Sarnese

  • 28 Ottobre, 2025

Edoardo, Regina, Vincenzo, sono soltanto una piccola parte degli ultimi coltivatori diretti di pomodoro e ortaggi della cooperativa che dava lustro all’ex fabbrica della Cirio e a un territorio intero. Il racconto comincia da qui, dai durissimi sacrifici fisici ed economici a cavallo tra le riforme agrarie post conflitto bellico ed il boom economico dei decenni compresi tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

“Figli dei cafoni”, ma maestri di dignità

L’istituzione della Dop Pomodoro San Marzano ad esempio, il simbolo dell’oro rosso in Campania, non era neppure all’ordine del giorno. E poi la voglia di salvare, replicando nei campi, varietà autoctone come la Crovarese ed il Cesarino che stavano ormai scomparendo. La gratitudine mai ricevuta in passato per un’opera sociale disprezzata dalla popolazione. Erano i cosiddetti “figli dei cafoni”, ancora oggi non riconosciuti ai tavoli importanti dell’economia, senza accesso a fondi o altre forme d’aiuto sostanziale come avviene per altri comparti. Questi coltivatori, riunitisi nella Dani Coop, presidiano invece ogni giorno il terreno dall’inaridimento e dalla cementificazione massiccia.

Le radici di una storia contadina

Edoardo, lo “zio” più anziano ha da poco spento le novanta candeline, eppure è ancora lì in mezzo ai campi a seminare e raccogliere. Un lavoro duro che sa di libertà, ma che non riesce ad attrarre le nuove generazioni, obbligando gli ormai nonni dei paesi a continuare una tradizione tramandata da generazioni. Ognuno ha costruito la propria casetta degli attrezzi, allestita alla buona anche come sala da pranzo e da riposo, lontana dalle residenze padronali.

Ricorda il signor Vincenzo, 80 anni e una grinta da ragazzino, che «qui non si sta mai fermi. La mattina alle 5 sono già pronto per andare al lavoro. La terra è bassa e noi la coltiviamo con lo stesso amore dei nostri genitori. Abbiamo la fortuna di avere dei terreni che ci consentono di produrre tutto l’anno ortaggi, verdure e, naturalmente, i pomodori». Il principio arcaico della consociazione, la più antica forma di agricoltura esistente e che prevede l’interazione tra colture diverse nello stesso podere, limitando al minimo concimi e prodotti chimici. Anche la signora Regina, 87 raccolti alle spalle, ricorda quando non esisteva nessuna comodità: «Quando ero ragazza non c’era l’energia elettrica o il telefono. Andavamo al podere con gli asini o a piedi e mangiavamo ciò che la natura ci regalava ogni giorno». Adesso i nonni contadini, come vengono chiamati, si sono attrezzati con tanto di bollitore a gas per preparare le conserve artigianali e nasse per le vasche d’acqua sorgiva, dove pescare – cosa strana a chilometri di distanza dal mare – capitoni e pregiati gamberi di fiume.

La Cooperativa presta aiuto e supporto totale ai soci, soprattutto in campo burocratico ed economico. Molti di essi hanno dovuto rinunciare agli studi per aiutare la famiglia e sono pertanto vulnerabili alle nuove disposizioni legislative e ai cambiamenti. Meno di 40 produttori per quasi 45 ettari fanno comprendere la vasta parcellizzazione imposta tra numerose parentele nei vari passaggi ereditari.

L’amore per il pomodoro, di qualsiasi tipologia, li ha resi esperti di un prodotto simbolo del made in Italy nel mondo. Si inizia già dall’anno prima, al momento della raccolta, con l’estrazione dei semi utili per il successivo raccolto. Il ruolo del “vrassicaro” come viene chiamato in dialetto. Tra gennaio e febbraio la nuova piantata e quindi la lenta crescita, sperando nella clemenza del meteo. Troppa pioggia allaga le terre, poca le rende secche e dure da lavorare.

Tante le iniziative attuate negli ultimi anni per avvicinare le persone ed evitare l’isolamento dei braccianti, autentici nonni del raccolto: dal negozio ortofrutticolo a marchio Gustarosso, alla pomoderia, agli degustazioni guidate e agli eventi come “piantalo”, per insegnare ai ragazzi delle scolaresche l’amore per la natura piantando i pomodori sotto lo sguardo amorevole dei contadini.

Infine, le note di Beethoven, Mozart e Chopin, utili per la crescita delle piante e per l’animo umano, col progetto gli orti della musica promosso a titolo gratuito dal Maestro Beppe Vessicchio. L’oro rosso campano gode dell’amore inestimabile degli anziani che lo proteggono dalla superficialità e dal preconcetto, nel segno vincente della vita lenta. Il mercato di Sarno, vera Wall Street dell’agricoltura del sud Italia, così come la celebre pizza Margherita conosciuta in tutto il mondo, possono dormire sonni tranquilli.

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