A Perugia, dove c’era L’Acciuga c’è oggi un bistrot con una cantina pazzesca. La notizia della chiusura del ristorante, già Due forchette del Gambero Rosso e una stella Michelin, era stata seguita da subito dalle parole del proprietario Luca Caputo, deciso a ripensare il format senza stravolgere gli spazi. Sono passati pochi mesi ed ecco Vite, locale aperto insieme all’amico imprenditore Walter Massinelli, appassionato e collezionista di vini.

Circa mille le referenze in carta, altrettante a disposizione in un contesto che vuole «mettere il vino al centro», dice proprio Luca. Una carta straordinariamente ambiziosa per ampiezza e per profondità, come nessun’altra in Umbria. Grande eterogeneità, caratteristica anche del precedente ristorante: non stupisce quindi vedere sugli scaffali le bottiglie de Le Coste di Gradoli accanto a Masseto, i rossi Podere Le Boncie non lontano dalle cuvée Cristal di Roederer o Sir Winston Churchill di Pol Roger, i vini di Montevertine, Rinaldi, Mascarello sopra quelli di Bakkanali e di Massa Vecchia.
Ampio lo spazio dedicato ai vini naturali e alle produzioni più artigianali in un contesto che non vede mancare tante grandi icone del vino internazionale. «Copriamo tutte le zone del vino più importanti, con particolare attenzione ovviamente a Italia e Francia, vini dai 20 ai 15.000 euro. L’idea è quella di spostare l’attenzione dalla piatto al bicchiere – racconta – in un contesto in cui acquistare bottiglie da portare via, fare tanto un aperitivo quanto aprire il vino dei propri sogni. E se qualcosa non è in carta puoi stare sicuro che comunque è vino che abbiamo».

Rassicurante, in un contesto tanto ricco sul fronte delle bottiglie, è la cucina: negli spazi che un tempo vedevano protagonista lo chef Marco Lagrimino lavora oggi parte dello staff che aveva portato avanti il ristorante dopo la sua uscita, fino alla chiusura di agosto. Il risultato è una cucina solida, leggera nel peso specifico e al tempo stesso capace di offrire piatti in grado di accompagnare i vini più diversi.
Pietanze pensate per sostenere il vino, non per rubargli la scena, con una proposta snella ma ben costruita: Spinacino alla brace, pinoli e uvetta (12 euro); Fusillo funghi e faraona (15 euro); Ombrina, salsa all’arancia e insalata di finocchi (18 euro); Piccione, cavolo nero e crema di polenta (23 euro) sono solo alcuni dei piatti che nelle intenzioni dovrebbero ruotare su base mensile. Confortante anche il servizio, lo stesso di prima: una sala che grazie anche a Luca risulta dinamica, spigliata, mai pressante.
Vite è una delle novità più interessanti degli ultimi tempi per Perugia, e non solo. Un locale che se non rinnega L’Acciuga di certo non rincorre il modello dell’alta cucina che questo rappresentava, puntando su un’idea contemporanea e sostenibile di ospitalità. Io ci sono stato martedì, in tre abbiamo bevuto vini di Tony Bornard (Jura), Éric Texier e Laurent Habrard (Valle del Rodano), preso due piatti a testa e speso, caffè e coperto compresi, poco meno di 80 euro a testa.
Vite Tavola & Dispensa, via Settevalli 217, Perugia. Instagram
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