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Grandi novità a Torre in Pietra: all'Osteria dell'Elefante arrivano Marco Stramaccia e Daniele Condò

Nuovo chef e nuovo maître all'Ostera dell'Elefante, che da febbraio comincia un rinnovamento senza strappi ma di sicuro impatto

  • 04 Gennaio, 2026

Chissà cosa riserva il futuro a Torre in Pietra? Ce lo chiediamo mentre parliamo con Marco Stramaccia, chef trentenne appena rientrato dalla Cina dove guidava Il Ristorante di Niko Romito al Bvlgari hotel di Pechino e in procinto di entrare all’Osteria dell’Elefante nella cantina del Castello di Torre in Pietra, dove fervono i preparativi per un cambio di passo che sarà senza strappi ma di certo incisivo.

Legato – appunto – all’ingresso in cucina di Stramaccia (che dopo le esperienze in posti come la Trota e Uliassi ha timbrato il cartellino prima alle Maldive, da Fuego del Four Seasons, poi nella capitale cinese) e all’approdo in sala di Daniele Condò, altro volto noto nel settore, per via della lunga esperienza alla corte di Giulio Terrinoni al Per Me di Roma.

Filippo Antonelli all’ingresso dell’osteria

L’Elefante e le new entry all’osteria

Una novità non da poco, nel ristorante che prende il nome dai resti di un pachiderma del Paleolitico rinvenuti qui nel 1938. Oggi di quei resti è rimasto solo un grande femore che accoglie all’ingresso, mentre la zanna fu trafugata dai nazisti in tempo di guerra: si vede oggi solo la cavità che l’ha ospitata a lungo, nella sala più angusta e suggestiva del ristorante, nuova destinazione dei due che arrivano a Torre in Pietra per ragioni professionali e personali insieme, visto il legame con le figlie gemelle di Filippo Antonelli, attuale proprietario dell’osteria e produttore di vino a Montefalco, ma anche e soprattutto per meriti acquisiti in anni nelle grandi maison italiane e internazionali.

La feritoia che ospitata la zanna dell’elefante

Il nuovo corso della cucina dell’osteria

Qui però si lasceranno alle spalle certe ritualità dell’alta ristorazione: «vogliamo eliminare i fronzoli del fine dining in cui siamo da anni: non sono adatti a questo locale» spiega Stramaccia. Il ristorante è infatti inserito nel borgo medievale del Castello, circondato da un’azienda agricola che riempie di materie prime la dispensa: «qui si producono olio, vino, miele, dal prossimo anno probabilmente anche pasta di semola con il grano delle tenute del castello dove ci sono anche ceci e farro», un bel paniere, insomma, che verrà integrato con formaggi, carni e pesce locali, in arrivo da piccole realtà della zona.

Siamo infatti nel Biodistretto Etrusco Romano (ovvero il Distretto della produzione e della comunità del biologico dei territori del Comune di Fiumicino, del Comune di Cerveteri e della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, associazione senza scopo di lucro riconosciuta dalla Regione Lazio nel 2019): è una superficie di circa 37mila ettari ad alta vocazione agricola, protetta per circa l’80% da norme ambientali con ben 17 aziende di agricoltura biologica: orticoltura e foraggio-zootecnico, allevamento di bovini e produzioni casearie, ma anche aziende di precision farming. Il tutto in un contesto ricchissimo, con un incredibile patrimonio di edifici monumentali, testimonianze storiche e archeologiche, in un’area stretta tra il mare e la zona agricola interna. Un’area che oggi rilancia puntando sulla promozione, la diffusione e la valorizzazione delle produzioni agricole a ridotto impatto ambientale e le filiere corte e sane come previsto dal progetto Tersa (finanziato dal Masaf). «Questa è un’area in cui che si può anche fare diventare un polo gastronomico – riflette Stramaccia – ma il primo obiettivo è avvicinarci ancora di più alle tradizione del luogo» continua, raccontando di un passo indietro rispetto alle coordinate del fine dining, che è anche e soprattutto il frutto di una lettura dell’anima di questi luoghi.

La sala principale

L’idea è quella di una proposta diretta, concreta, comprensibile. «Vorremmo cavalcare l’idea di una trattoria moderna, senza allontanarci troppo dall’osteria classica romana per abbracciare la cucina del centro Italia. L’impostazione è quella di un agriturismo con tanti prodotti della casa o comunque locali. Coi piace anche l’idea di un pranzo della domenica con una sua atmosfera, come potrebbe essere un barbeque un po’ più creativo da abbinare a un calice di vino».

La sala della zanna

Una visione casalinga, consapevole e sempre attenta al dettaglio, con una piccola carta e magari un degustazione minimo – di  3 o 4 piatti – fruibile e attuale, tutto da provare sul campo. Un esempio? «In Cina i fagiolini si friggono, e allora perché non pensare a una Nerano con i nostri fagiolini? Oppure l’hummus con i nostri ceci ma anche una tagliatella tirata a mano con un bel ragù e poi tanto quinto quarto». Il prezzo? Sui 40/50 euro, dipende molto dal vino che saràin grande parte quello dell’azienda di famiglia, «ma vorremmo anche fare una piccola carta di vini laziali e locali», sempre mantenendo prezzi concorrenziali. Del resto anche il ristorante è a servizio dell’azienda vitivinicola, con aperture diurne per sostenere le attività della cantina che – siamo certi – si apriranno anche a nuove iniziative.

 

Osteria dell’Elefante – Fiumicino (RM) – via di Torrimpietra, 247 – +39 06 61697070 – https://www.osteriaelefante.it/

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