Esiste un angolo d’Italia dove il clima mediterraneo incontra le Alpi e i vigneti convivono all’ombra delle montagne. Accade sulla sponda bresciana del Lago di Garda, protagonista di “Valtènesi – Tra terra e Lago“, la nuova serie televisiva firmata Gambero Rosso e promossa dal Consorzio Valtènesi. Quattro puntate in onda dal 4 dicembre, ogni giovedì alle 21.15, condotte da Marco Sabellico – giornalista e curatore della guida Vini d’Italia – per raccontare un territorio unico attraverso il suo vitigno simbolo, il Groppello.

Che questa sia un’area speciale lo si capisce già dal paesaggio. Bouganville che fioriscono accanto alla macchia alpina, limoni e agrumeti a pochi passi dai filari. Un’oasi mediterranea, la più settentrionale d’Europa, frutto di un microclima regolato dal Peler che soffia da nord-est al mattino e dall’Ora del Garda che arriva da sud nel pomeriggio. Due venti che si alternano nell’arco della giornata e che garantiscono un ricambio d’aria continuo, mantenendo le vigne asciutte. Ma il vero protagonista è il lago. Con i suoi quasi 400 chilometri quadrati, il più grande bacino glaciale italiano agisce come un gigantesco regolatore climatico, mitigando gli sbalzi termici e creando condizioni ideali per la viticoltura.

È proprio questo equilibrio climatico irripetibile a permettere la coltivazione del Groppello, uva a bacca rossa autoctona che si adatta perfettamente solo a questo terroir. Il nome deriva dal dialetto bresciano “grop” (nodo), per il grappolo molto compatto e serrato. Una caratteristica che ne determina fragilità e unicità. La buccia sottilissima richiede cure costanti e un’agricoltura di qualità, ma in cambio regala una finezza straordinaria.
Ecco perché il Groppello è ideale per la vinificazione in rosa. Una vocazione compresa già nel 1896, quando il senatore Pompeo Gherardo Molmenti, di ritorno da un viaggio a Bordeaux, chiamò enologi francesi per codificare il metodo. Nasceva così il “vino di una notte”, lasciando sollevare il cappello di vinacce e svinando delicatamente il mosto rosato, seguito da un affinamento in grandi botti. Negli anni Settanta questa tecnica si perse, sostituita da rosati più intensi e immediati. La riscoperta del metodo tradizionale è avvenuta negli ultimi venti anni, con una crescita forte nell’ultimo decennio.

La serie esplora l’accoglienza che ha trasformato la Valtènesi . Un territorio da vivere e scoprire, che spazia da vigneti iconici come quello al Vittoriale degli Italiani a iniziative biologiche innovative. Qui, le wine experience attraggono ogni anno migliaia di visitatori, mentre l’abbinamento con i piatti tipici – su tutti il luccio alla gardesana – celebra la ricchezza gastronomica locale. Un impegno per la viticoltura e un’attenzione alla complessità che negli ultimi anni ha consacrato il rosato come risultato di un lavoro generazionale volto a esaltare un vitigno fragile ma straordinario.
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