La crisi

In Italia chiudono tre bar al giorno. L'allarme di Fipe: "Serve nuovo modello di business"

In dieci anni chiusi 21mila locali. Nel 2025 il saldo negativo raggiunge i 706. Spunta la proposta per costruire una filiera integrata

  • 22 Ottobre, 2025

Oltre 21mila locali chiusi in dieci anni. 706 solo nei primi sei mesi del 2025. Tre al giorno, ogni giorno. E di quelli che aprono, solo uno su due supera i cinque anni di vita. Insomma, nonostante il comparto valga 20 miliardi di euro, conta 128mila imprese e impiega 400mila persone, di cui il 60% donne, il settore bar fatica ad andare avanti: costi in aumento, guadagni che si assottigliano.

Un modello da ripensare

A fotografare la crisi silenziosa dei bar italiani sono i dati presentati da Fipe-Confcommercio durante HOST Milano, la fiera internazionale dell’accoglienza e della ristorazione. I numeri sul turnover delle attività raccontano anni di difficoltà. La compatibilità tra costi e ricavi è sempre più difficile da trovare, un po’ per l’aumento dei prezzi dell’energia, un po’ per la concorrenza delle grandi catene internazionali. Ma non è solo una questione di cause strutturali. «Serve ripensare il modello di business», ha detto chiaramente Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe, durante il confronto con Andrea Illy, chairman di Illycaffè. Non basta la tradizione, non basta il talento. Bisogna trovare nuovi equilibri tra sostenibilità economica e servizio, innovare senza snaturarsi per costruire identità riconoscibili.

Del resto il bar non è un’attività come le altre. È un luogo dove si incrociano generazioni, dove si consumano rituali quotidiani. «Con il cambiamento delle abitudini di consumo, la sfida di oggi è quella di trovare un nuovo punto di equilibrio per la sostenibilità economica delle attività. Un imperativo urgente e necessario – spiega Stoppani – per continuare a garantire la funzione del bar quale presidio di socialità nonché elemento centrale anche per la qualificazione dell’offerta turistica».

La proposta per una filiera integrata

Quando chiude un bar non scompare solo un’attività. Scompare un pezzo di tessuto sociale. La colazione prima del lavoro, la pausa pranzo, l’aperitivo serale. Un ruolo che vale ancora di più nei piccoli centri, dove il bar è spesso l’unico luogo di ritrovo rimasto. Da qui la proposta di costruire una filiera integrata. «Oltre ai servizi irrinunciabili che offrono, i bar sono un potentissimo strumento promozionale dell’Italia nel mondo e rappresentano un patrimonio da valorizzare. Ecco perché accolgo con entusiasmo la proposta per un’importante filiera», ha dichiarato Andrea Illy.

Un progetto per fare sistema tra produttori, distributori e gestori, investendo in formazione, qualità, racconto. Il tasso di chiusure del 47% entro cinque anni dice che il tempo è finito. Un patrimonio centrale nella quotidianità degli italiani, coprendo ogni momento della giornata, che fatica a stare in piedi. La sfida è dunque trovare la sostenibilità economica per preservare questa funzione.

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