Da curiosità da scaffale a segmento strategico su cui anche i grandi gruppi iniziano a costruire il loro futuro. I vini no alcol hanno catturato l’attenzione di Castel, terzo gruppo vinicolo mondiale per volumi che, secondo quanto riportato da Vitisphere, ha annunciato un investimento da 10 milioni di euro per la realizzazione di un impianto di dealcolizzazione di a La Chapelle-Heulin, nella Loira.

In particolare il nuovo stabilimento userà una tecnologia avanzata di distillazione sotto vuoto, che consente la rimozione dell’alcol a basse temperature. L’alcol, in questo modo, verrà rimosso a 30-40 °C per pochi secondi, evitando lo stress termico che spesso compromette profumi e struttura nei vini dealcolati. Secondo Castel, il processo consente di «mantenere il 100% degli aromi»,
«Dopo la dealcolizzazione, il vino verrà raffreddato rapidamente a 5 °C e stabilizzato. Il risultato è un prodotto con meno dello 0,05% di alcol», pienamente classificabile come analcolico. L’impianto non servirà esclusivamente per vini “0%”, ma anche per la produzione di vini a bassa gradazione alcolica, modulando il grado finale senza ricorrere a tagli o assemblaggi.

A fianco all’annuncio di questo nuovo stabilimento, Castel – che nei mesi scorsi ha acquistato il sito di e-commerce Tannico – avanza una richiesta su nuove regolamentazione che permettano di usare il glicerolo nei vini dealcolati. Il glicerolo (o glicerina) è un composto prodotto durante la fermentazione alcolica, secondario rispetto all’etanolo ma fondamentale per la percezione sensoriale. È responsabile di morbidezza, rotondità e volume in bocca, contribuendo alla sensazione pseudo-dolce e alla struttura del vino.
Nei vini dealcolizzati, la rimozione dell’alcol comporta inevitabilmente una perdita di corpo. Castel propone quindi di autorizzare l’aggiunta di glicerolo – già presente naturalmente nel vino – per compensare questa mancanza, riducendo così il ricorso a zuccheri aggiunti.
Altro tema centrale è quello delle denominazioni. Oggi, in Francia come in gran parte d’Europa, un vino completamente dealcolizzato può essere venduto solo come “Vin de France”, senza alcun riferimento a origine o terroir. Castel ritiene questa limitazione penalizzante e chiede che anche i vini analcolici possano accedere a Igp e Aop, come già avviene in forma parziale (fino a 6% vol.) in alcune aree. Secondo il gruppo, permettere la dealcolizzazione totale dei vini a indicazione geografica significherebbe creare valore, tutelare l’identità dei territori e offrire maggiore trasparenza al consumatore.
foto: pagina Fb Castel
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