C’è una Capri che va oltre i Faraglioni e le boutique di lusso, fatta di sentieri poco battuti, botteghe storiche dove il tempo sembra essersi fermato, ricette tramandate, famiglie che hanno costruito l’identità dell’isola con il loro lavoro quotidiano.
È un’isola che si rivela già al porto turistico, la vera porta d’ingresso di Capri, dove chi arriva percepisce subito un ritmo diverso: quello delle persone che qui vivono, accolgono, producono e custodiscono un patrimonio che non coincide con l’immagine da cartolina. È questa Capri che racconta L’Altra Capri – Sapori Autentici, la nuova serie tv realizzata da Gambero Rosso in collaborazione con il Comune di Capri, in onda dal 25 gennaio su Sky, digitale terrestre e gamberorosso.tv.

L’obiettivo della serie è chiaro: superare l’immagine della gita mordi e fuggi. «Capri non è soltanto un brand internazionale o un’icona legata alla moda o all’italianità», spiega il sindaco Paolo Falco. «È soprattutto storia, cultura, tradizioni e comunità locale. Ha una serie di tesori da scoprire che vanno dall’archeologia greco-romana alle tradizioni popolari, come la tarantella e la cucina locale». Una comunità che non si esprime solo attraverso la cucina, ma anche attraverso mestieri e luoghi simbolo come il Quisisana – nato come casa di cura e divenuto tempio dell’accoglienza caprese – o l’atelier La Parisienne, dove prese forma il celebre pantalone a pinocchietto indossato da Jackie Kennedy, testimonianza di un artigianato che ha contribuito quanto la gastronomia alla fama dell’isola. «Non è soltanto un posto dove fare la gita di tre ore, ma un posto da scoprire in più giorni nei suoi dieci chilometri quadrati tra sentieri e percorsi naturalistici», conclude Falco.
«Abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché si adatta perfettamente all’indirizzo dell’amministrazione», aggiunge l’assessore Salvatore Ciuccio. «Vogliamo far conoscere una Capri diversa. Un’altra Capri che permetta ai visitatori di comprendere le caratteristiche delle famiglie capresi: le loro ricette, i loro sapori, una cucina che non è soltanto gastronomia ma cultura».
Famiglie del cucinare, certo, ma anche del fare: dai sarti alle filatrici, come quelle delle storiche filature Le Farelle, che da decenni tramandano un sapere manuale che appartiene alla stessa identità dell’isola.
La strategia punta a incoraggiare una fruizione dell’isola più sostenibile, distribuita nell’arco dell’anno e orientata anche ai periodi tradizionalmente meno turistici. Un modo per arricchire l’esperienza dei visitatori, invitandoli a scoprire il genius loci che spesso si perde dietro la folla della piazzetta.
Gli episodi tracciano un viaggio nell’autenticità intrecciando passato e presente. Si parte da Villa Jovis, la residenza di Tiberio arroccata a oltre 330 metri sul mare, da cui l’imperatore governava grazie a un faro che lo collegava alla terraferma. Una Capri romana poco conosciuta, che emerge nei reperti del nuovo Museo Archeologico, dalle statue della Grotta Azzurra ai materiali della Certosa di San Giacomo.
Ma l’anima dell’isola pulsa soprattutto nelle sue famiglie storiche, quelle che custodiscono tradizioni e saperi.

Alberto, terzo erede del Bar Alberto fondato nel 1946 dal nonno pasticciere del Rex, prepara ancora oggi la leggendaria bomba calda che negli anni Settanta attirava clienti alle quattro del mattino. All’Aurora, il ristorante più antico di Capri con 130 anni di storia, Mia D’Alessio porta avanti l’eredità di quattro generazioni con la celebre pizza all’acqua inventata dal padre Gennaro negli anni Cinquanta.
Alla Capannina, Antonio ricorda quando i figli del principe Adnan Khashoggi giocavano tra i tavoli mentre sua madre Teresa inventava i ravioli capresi che oggi piacciono ancora a Dustin Hoffman o Julia Roberts.
E accanto a queste storie gastronomiche, trova posto anche Paolino, diventato celebre per il suo giardino di limoni: un luogo simbolo dell’ospitalità caprese, dove la famiglia De Martino ha trasformato una semplice trattoria in un punto di riferimento per chi cerca autenticità e calore umano.
Insomma, il racconto di un’isola incantatrice che, come scriveva Alberto Savinio, viene incontro. Almeno a chi decide di ascoltarla per davvero.
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