Se il centro di Roma è gettonatissimo in questo periodo, il Colosseo lo è di più: alla popolarità stratosferica dell’Anfiteatro Flavio da qualche giorno si aggiunge la novità della nuova – bella – stazione della Linea C della metropolitana che ha riportato alla luce una domus, 19 pozzi e vari reperti in esposizione (e tanti romani curiosi in visita).

In zona, i numerosi ristori con vista sono piu o meno i soliti trappoloni tutti uguali, ma basta svoltare l’angolo e salire su via delle Terme di Tito, su Colle Oppio, per aprire la porta di una trattoria senza tempo. Da Nerone dal 1929, così recita la data sull’insegna. Il secolo di vita lo raccontano anche l’atmosfera vintage e gli attestati incorniciati nella sala interna, con la licenza di somministrazione originaria e vari riconoscimenti da bottega storica. Qui si sta aperti solo a pranzo, la domenica è chiuso. La famiglia Dell’Omo, che ha preso in mano il locale da qualche anno, è già nota in città per la gestione di un’altra insegna storica (dal 1964), la Trattoria dell’Omo di via Vicenza, quest’ultima, invece, aperta solo a cena.

All’Hostaria Da Nerone il menu vecchio stile è ampio e in otto lingue, data la varietà della clientela (non mancano ambasciatori e ministri), ma la cucina parla il romano di un tempo, quello di ricette quotidiane e confortevoli, piatti domestici e ben fatti, con ingredienti freschi e sapienza che non rincorre moda. Zero comunicazione, zero hype, arredi super retrò, così i bagni, spartani ma lindi. Prezzi non popolarissimi, però non eccessivi, considerata la posizione (e la soddisfazione): circa 14-18 euro per un primo, 17-19 euro per un secondo.

Qui la carbonara c’è ma è come si faceva un tempo: con gli spaghetti, il guanciale appena rosolato e mescolato all’uovo, ricca ma non eccessiva. Per la gricia ci sono i tonnarelli, i bucatini per l’amatriciana; i ravioli con ricotta e spinaci sono fatti in casa, così come i tortellini al ragù o gli gnocchi di patate.

La carne predomina tra i secondi: saltimbocca di vitella ricchi della loro saporita salsina, involtini, polpette al sugo, trippa alla romana, la bistecchina ai ferri è cotta con precisione. Poi carciofo alla romana, broccoletti, cicoria. Per chi ama il pesce, spaghetti cozze e pecorino o spigole per secondo, ma qui i prezzi salgono ancora. Sbirciando dalla porta della cucina si osserva la signora Giuseppina spadellare con pazienza e già questo è un regalo per i clienti desiderosi di verità. Unico appunto per qualche porzione un po’ risicata (quella delle puntarelle con le alici, ad esempio); per il resto, viva le trattorie normali, in cui poter fare un pranzo non programmato con settimane d’anticipo e, magari, mangiare pure bene.
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