Pacchetto vino, nuova Pac, health warning: l’Europa è pronta a riscrivere le sue politiche vitivinicole e di conseguenza il futuro del settore. Se ne è parlato al convengo organizzato da Fivi, in occasione del Mercato di Bologna Il vino di domani: Le sfide della nuova Pac tra gestione delle produzioni e gestione del rischio, dove è intervenuto anche il segretario generale del Ceev (Comitato europee delle imprese del vino) Ignacio Sànchez Recarte.
Le preoccupazioni dell’associazione, a cui per l’Italia sono iscritte anche Uiv e Federvini, sono rivolte soprattutto alla possibilità di utilizzare i fondi Omc per misure di emergenza come estirpazione dei vigneti e distillazione: «Se i pochi soldi a disposizione saranno usati per distruggere i vigneti, il vino non potrà avere l’autorità morale per chiedere poi alla politica altre risorse. Quindi – ha concluso lo spagnolo – i fondi europei devono essere per chi vuole investire nel settore». Ma su questo punto la partita è ancora aperta, come ci racconta lui stesso in questa intervista.

Quando si chiuderà il pacchetto vino?
Per ora sulle tempistiche abbiamo solo stime. Il trilogo inizia nei prossimi giorni e visto che c’è allineamento tra Parlamento e Commissione speriamo si possa procedere rapidamente. I più ottimisti sostengono che la partita si potrà chiudere prima di dicembre, ma teniamoci larghi e diciamo più o meno febbraio.
C’è possibilità, viste le opinioni divergenti, che l’estirpazione non finisca nei programmi Ocm?
Su questo ci sarà sicuramente un dibattitto, visto che la Commissione non vuole sia finanziata dalle risorse Ocm, mentre il Parlamento si è espresso diversamente. Sarà senz’altro un punto di scontro. La posizione del Ceev è contraria all’utilizzo delle stesse risorse: se deve esserci un finanziamento dovrà essere nazionale. I soldi per la competitività non devono essere destinati a misure di distruzione. Lo abbiamo già fatto in passato e siamo di nuovo a questo punto.
Ma come mai il Parlamento li ha inseriti nel pacchetto? Quali Paesi sono favorevoli?
Sicuramente si tratta di pressioni politiche e di visioni diverse della viticoltura. A spingere è soprattutto la Francia, mentre Italia e Spagna sono contrarie.

Altri punti su cui ci sarà dibattitto nel Trilogo?
C’è la questione sul nome da dare ai vini parzialmente dealcolati. Il Parlamento propone reduced alcohol. Ma se in inglese potrebbe funzionare, nelle varie traduzioni suona proprio male. Speriamo si possa ancora trattare per lasciare low alcol o al massimo light, come proponeva la Commissione.
Nel Pacchetto vino si parla anche di etichetta digitale per le informazioni nutrizionali. Con questo si chiude un capitolo che va avanti da anni…
Sì, ci sono stati vari stop & go, ma finalmente dovrebbe chiudersi anche quel capitolo.
Niente a che vedere, invece, con l’etichetta salutistica… Per quella bisognerà ancora attendere?
Esatto. Nel Pacchetto vino non si affronta la questione, perché si tratta di una tematica troppo sensibile, rispetto a misure pensate per essere attivate in fretta. Ad ogni modo bisognerà trovare un’armonizzazione a livello europeo altrimenti si rischia che ogni paese faccia un po’ come vuole, come già avvenuto con l’Irlanda.

Martin Heydon e Francesco Lollobrigida
A proposito dell’Irlanda, il ministro Lollobrigida ha detto nei giorni scorsi di aver incontrato il ministro Martin Heydone che gli avrebbe confermato la decisione del governo di Dublino di voler rivedere la normativa nazionale sull’etichettatura. Ci sono novità?
Di fatto al momento la questione irlandese è solo rimandata a settembre 2028 e paradossalmente per merito di Trump, perché il dipartimento del commercio americano aveva identificato gli alert in etichetta come una barriera al commercio Usa: solo per questo Dublino ha deciso di rinviare. Ma di fatto il problema rimane: abbiamo solo lanciato la palla in avanti.
Oltre Dublino, anche altri Paesi stanno introducendo queste avvertenze sanitarie?
Sì, a partire dalla Polonia. E nel resto del mondo ci sono India, Cile, Australia.
Da un punto di vista politico la posizione Onu è positiva, ma l’Oms da oltre un anno insiste nel non distinguere tra abuso e consumo, proponendo l’utilizzo dei warning. La partita è ancora aperta.

C’è però un’importante ricerca spagnola, dell’Università di Navarra finanziata in parte anche dall’Ue, che potrebbe portare a risultati positivi per il vino. Questo potrebbe influire sulla decisione di adottare o meno gli health warning?
Si tratta di un importante studio clinico che indaga sugli effetti del vino all’interno della dieta mediterranea. I primi risultati sono positivi ed evidenziano i rischi ridotti dell’assunzione di vino all’interno di un’alimentazione corretta. Anche per il cancro. Di sicuro avrà un peso importante sul futuro del vino, ma non sappiamo se davvero potrà influenzare le scelte sull’adozione degli alert in etichetta.

Uno sguardo sulla prossima Pac: quali sono i rischi per il vino se davvero le risorse destinate potranno avere anche altre destinazioni?
È come se si miscelassero le borse dei soldi, vino compreso. Restano le misure per il settore, ma se prima avevano un budget specifico, nella nuova proposta non è assicurato perché potrebbero essere altri ambiti a richiederle. In altre parole ci saranno le misure, ma senza soldi specifici.
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