La Francia insiste sugli estirpi. Il sondaggio (come accaduto nel 2024) condotto tra settembre e ottobre 2025 da France Agrimer, agenzia del governo centrale, ha dato esiti sorprendenti per le dimensioni del fenomeno. I viticoltori transalpini, alle prese con un’annata non certo favorevole sul fronte quantitativo, ma anche con un mercato difficile sia sul fronte dei consumi interni sia su quello delle esportazioni, hanno risposto numerosi (oltre 12mila) con oltre un terzo (circa 4.500, il 36%) che hanno chiesto un’ulteriore misura di espianto dei vigneti, e con 1.700 imprenditori che si sono dichiarati interessati a seconda dei ristori economici che saranno previsti. Di fatto, la superficie vitata potenziale da espiantare in Francia potrebbe sfiorare i 35mila ettari. Per dare una misura, si tratta di una superficie pari a quella occupata in Italia dalla Doc Prosecco.
Sul totale di 35mila ettari, il 20% (quindi 7mila ettari) riguarda imprenditori vitivinicoli che non intendono più produrre uve su quei terreni, mentre il restante 80% chiede un estirpo parziale, come previsto dalla normativa, in modo da poter adattare la superficie alla situazione di mercato. Nella mappa dei territori in difficoltà ci sono i soliti noti: 11.800 ettari circa in Languedoc-Roussillon, 8.300 in Nuova Aquitania, 5.700 nella Valle del Rodano e in Provenza, quasi 4mila nel Sud Ovest, 1.200 in Valle della Loira, oltre 950 in Cognac e Charentes, 413 in Alsazia, Borgogna, Beaujolais, Jura e Savoia.

Considerando che l’attuale sondaggio di France Agrimer ha un valore solo indicativo, è possibile che gli ettari da estirpare, di fronte a una misura reale, si potranno avvicinare più a 50mila ettari che a 35mila, come ha sottolineato lo stesso Jerome Despay (presidente del Consiglio specializzato di France Agrimer) conversando con la testata di settore Vitisphere. Un po’ come accaduto nel 2024, quando dai circa 15mila ettari di stime iniziali, i valori delle richieste di estirpo definitivo salirono a 27mila ettari di vigneto, di cui 25.500 eseguiti nel corso del 2025 (con premio di 4mila euro/ettaro), per una spesa di 120 milioni di euro.
Per estirpare 50mila ettari, in pratica, alla filiera vitivinicola francese servirebbe una somma di circa 200 milioni di euro, che include anche la misura della distillazione per contribuire a riequilibrare il rapporto domanda-offerta, da racimolare attraverso lo sblocco della riserva di crisi dell’Ue, a cui si aggiungerebbero dei fondi del governo di Parigi. Il nodo, in questo caso, è puramente governativo e politico, dal momento che Francia e Germania sono favorevoli all’espianto dei vigneti nella nuova Ocm vino mentre l’Italia è contraria (con ampie divisioni tra le stesse associazioni di categoria come emerso dalle pagine del settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso), con la Spagna che non ha ancora preso una posizione ufficiale.

La ministra Genevard non ha nascosto la difficoltà. «La viticoltura francese è stata penalizzata dalle tensioni geopolitiche, da un mercato in stagnazione e continua a soffrire – ha dichiarato in una nota ufficiale, giovedì 6 novembre dopo il tavolo tecnico con le associazioni – mentre la preoccupazione si diffondono tra i produttori. Sono impegnata a Bruxelles e a Parigi per trovare soluzioni concrete e per far uscire la nostra filiera vinicola da una crisi che dura da troppo tempo». E ha annunciato un incontro risolutivo, con in tasca qualche risposta ai problemi del vino francese, entro fine novembre. Nel frattempo, le pressioni della Francia saranno tutte sul commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, e sulla Commissione Ue che non potrà non tenere conto delle volontà e necessità dei francesi in materia di espianti e distillazione.
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