Storie

Storia e ricetta della coliva, la torta rumena della festa dei morti

Un dolce simbolico che unisce memoria, fede e tradizione, preparato con grano, noci e miele per commemorare i defunti nella liturgia ortodossa

  • 27 Ottobre, 2025

In Italia, rendiamo omaggio ai nostri defunti con dolci come i bocconotti, cioccolatini a forma di ossa o le zeppole nel giorno della loro commemorazione. Tuttavia, questa pratica di offrire ad alcuni momenti solidali e rituali un dolce non è affatto esclusiva del nostro Paese: in Grecia, nei Balcani e fra le comunità ortodosse dell’Est europeo esiste un dolce particolare che incarna fede, memoria e comunità. Parliamo della coliva, una torta della tradizione rumena che, pur essendo poco nota in Occidente, porta con sé uno spessore di storia, simboli e convivialità che merita di essere scoperto.

Origini e significato simbolico

La coliva è un dolce profondamente radicato nella tradizione ortodossa rumena, le cui origini risalgono a pratiche molto più antiche. Rappresenta simbolicamente il corpo del defunto e la fede nella resurrezione dell’anima. La leggenda racconta che, durante l’impero di Giuliano l’Apostata (361-363 d.C.), i cristiani vengono avvertiti in sogno da Teodoro il Tirone di non consumare cibi contaminati dal sangue dei sacrifici pagani. Decidono allora di mangiare grano bollito con miele.

Il grano simboleggia la morte e la rinascita, evocando l’immagine del chicco che deve cadere in terra per portare frutto. Zucchero e miele rappresentano la dolcezza della vita eterna, mentre le noci, il cacao, i confetti e le decorazioni richiamano la comunità, la memoria e la speranza.

Dove e quando si prepara

La coliva viene preparata per occasioni precise: cerimonie funebri, messe di suffragio, anniversari della morte, litanie, “mosi” (giornate dedicate ai defunti) e nella liturgia ortodossa rumena.
Durante la messa per i defunti o la liturgia del sabato dei morti, i fedeli portano la coliva in chiesa affinché sia benedetta dal prete. In alcune cerimonie, il prete compie il rito della “leganare”, dondolando delicatamente la ciotola mentre la comunità recita la preghiera “Vesnica pomenire” (“Eterna memoria”). Questo gesto simboleggia il passaggio dell’anima e l’unione tra vivi e morti.

Dopo la benedizione, la coliva viene distribuita tra i partecipanti, rafforzando il senso di memoria collettiva e sostegno reciproco. Nelle case, in occasione della morte di un congiunto, la preparazione della coliva e la sua distribuzione diventano momenti di condivisione e di riflessione.

La ricetta tradizionale

Gli ingredienti principali sono grano decorticato o arpacas, acqua, sale, zucchero o miele, noci tritate, aromi come scorza di limone o arancia, vaniglia o essenza di rum, e per la decorazione cacao, biscotti sbriciolati e talvolta confetti. Il grano viene selezionato, lavato in nove acque – richiamo simbolico alle nove schiere angeliche – e bollito fino a diventare morbido, con l’acqua quasi evaporata.

Durante la cottura, il grano non viene mescolato frequentemente, ma la pentola viene leggermente agitata. Una volta raffreddato, il grano viene mescolato con miele o zucchero, noci tritate, aromi e biscotti sbriciolati. La decorazione finale prevede cacao, noci intere, la croce centrale e, talvolta, una candela, sottolineando il valore sacro e comunitario del dolce.

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