Anniversari

Il Marsala fu decisivo nella vittoria inglese di Trafalgar. Ma oggi, nel giorno dell'anniversario, si brinda con il Porto

Sono passati 220 anni dal trionfo della flotta britannica su Francia e Spagna. Sebbene tattica e addestramento siano stati fondamentali, vi fu un altro fattore determinante, spesso trascurato: le scorte di vino

  • 21 Ottobre, 2025

Sarebbe eccessivo affermare che le abitudini alcoliche dei marinai britannici abbiano fatto vincere la battaglia di Trafalgar (21 ottobre 1805), ma l’alcol ebbe comunque un ruolo nel suo epilogo. E in particolare il Marsala che di fatto, così come lo conosciamo oggi, è un’invenzione britannica.

Come narra la celebre storia, il mercante inglese John Woodhouse arrivò nel porto di Marsala nel 1773 e trovò i vini locali di suo gradimento. Decise allora di aggiungere alcol per preservare il vino durante il viaggio per mare, ne inviò alcune botti in Inghilterra e il risultato fu un successo. Ben presto altri inglesi seguirono il suo esempio. «Furono gli inglesi a commercializzare il Marsala e a trasformarlo in un prodotto costante, esportabile in tutto il mondo. Ne fecero un’industria: erano molto più imprenditoriali. È un vino anglo-siciliano», spiega Henry Jeffreys, giornalista, podcaster e autore di libri come Vines in a Cold Climate ed Empire of Booze.

I rifornimenti alla Royal Navy durante le guerre napoleoniche

La geopolitica offrì presto una grande opportunità commerciale per la nascente industria del Marsala: la guerra con la Francia rese necessario rifornire adeguatamente la Royal Navy britannica, anche di bevande alcoliche. «La Royal Navy era probabilmente il più grande acquirente di alcol al mondo. Tutti la associano al rum, ma a bordo c’erano anche grandi quantità di birra e di vino di ogni tipo. Il Marsala era il vino perfetto per le navi perché molto stabile: poteva restare per anni ad ossidarsi lentamente. Come il Madeira, era indistruttibile», afferma Jeffreys.

La fortificazione era indispensabile per i vini destinati a lunghi viaggi per mare, come spiega Demetri Walters MW, docente, relatore ed esperto di vini fortificati: «Bottiglie pregiate di Bordeaux o di Borgogna si sarebbero completamente rovinate dopo pochi mesi nella calda e umida stiva». Questa resistenza fece del Marsala un vino particolarmente apprezzato da uno dei più grandi comandanti navali della storia: Horatio Nelson.

Il ruolo di Nelson e l’incontro con John Woodhouse

Durante le operazioni nel Mediterraneo, alla fine del XVIII secolo, Nelson incontrò due figure chiave: Lady Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore britannico presso il Regno di Napoli (e sua futura amante), e John Woodhouse Junior, figlio del mercante di Liverpool che aveva dato origine all’industria del Marsala due decenni prima. Dopo il loro primo incontro nel 1798, Nelson e Woodhouse mantennero una regolare corrispondenza, e l’ammiraglio ordinò 200 pipe (circa 110.000 litri) di Marsala per rifornire la sua flotta. «Il vino è così buono che può comparire sulla tavola di qualsiasi gentiluomo, e sarà di vero beneficio per i nostri marinai», scrisse Nelson al suo superiore, Lord Keith.

Per i servizi resi ai regni di Napoli e Sicilia — tra cui la controversa esecuzione dei rivoluzionari napoletani — Nelson fu nominato Duca di Bronte nel 1799. Nonostante Bronte si trovi all’estremo opposto dell’isola rispetto a Marsala, Woodhouse Junior dedicò all’ammiraglio una botte particolarmente pregiata, battezzandola “Bronte Marsala” in suo onore. Visti i numerosi stili di Marsala esistenti oggi, non è chiaro quale tipologia avesse assaggiato Nelson. Walters spiega: «Probabilmente era una miscela di stili, perché all’epoca il Marsala era ancora una novità: molto diverso da quello che conosciamo oggi»

Un ulteriore vantaggio per la Royal Navy era che la Sicilia non cadde mai sotto il dominio napoleonico, garantendo la continuità delle forniture.

L’alcol e la marina militare

Come indica la lettera di Nelson a Lord Keith, l’alcol era parte integrante della vita a bordo durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche. «All’epoca si beveva moltissimo e non lo si considerava un problema – anzi, probabilmente era utile essere un po’ alticci prima della battaglia», commenta Jeffreys. «Basti pensare ai romanzi di Patrick O’Brian, Aubrey-Maturin: sono intrisi d’alcol! Metà dei libri parlano di come rifornire le navi». E non erano solo gli ufficiali a bere: anche i marinai comuni ricevevano razioni giornaliere di vino o rum. Per molti di loro, la vita a bordo era persino migliore di quella sulla terraferma.

«Sulle navi della Royal Navy avevano più calorie, venivano nutriti due volte al giorno e avevano da bere in abbondanza. Potevi perdere un braccio, ma almeno non morivi di fame», osserva Jeffreys. Walters aggiunge che questa dieta, e l’alcol in particolare, contribuivano a mantenere salute e morale: «La combinazione di distillati, vini fortificati e succo di limone rese la Royal Navy molto più sana ed efficiente durante le guerre napoleoniche, permettendole di controllare il Mediterraneo».

Sorprendentemente, l’alcol contribuiva anche alla disciplina: «Fornire una razione giornaliera di vino riduceva il rischio di consumo clandestino»,  spiega Walters.

Uno dei fattori che scatenarono il famoso ammutinamento della HMS Bounty nel 1789 fu proprio la sospensione della razione di rum come punizione. La dose quotidiana di alcol aiutava dunque a mantenere la calma a bordo.

Monumento a Nelson

Colpito a morte da una palla di moschetto francese, Nelson morì nel pomeriggio, dopo che la vittoria era ormai certa. Chiese che il suo corpo non fosse gettato in mare, e venne posto in una grande botte (leaguer) riempita di brandy (non rum, né tantomeno Marsala) per conservarlo durante il viaggio di ritorno in Inghilterra. Qui, il vincitore del Nilo, di Copenaghen e di Trafalgar ricevette solenni onoranze funebri lungo il Tamigi prima della sepoltura nella cattedrale di St Paul. La leggenda secondo cui i marinai avrebbero bevuto il brandy della botte in segno di rispetto è quasi certamente apocrifa.

L’annuale brindisi del Trafalgar Day

Nonostante il ruolo del Marsala nei rifornimenti della marina di Nelson, la tradizione del brindisi annuale del Trafalgar Day è stata ereditata da altri vini fortificati. Oggi il brindisi ufficiale si fa con Porto: secondo i cantieri navali di Chatham, il primo è dedicato al sovrano regnante, il secondo alla memoria immortale dell’ammiraglio Lord Nelson.

Il Marsala è assente da queste celebrazioni da decenni. Un menu della cena commemorativa del 1958, conservato al National Museum of the Royal Navy, riporta che la serata iniziò con uno Sherry La Ina e si concluse con un Vintage Port 1942 di Sandeman e del Bristol Cream – un blend dolce di Sherry ancora popolare nel Regno Unito.
Curiosamente, figurava anche uno Château Léoville-Poyferré 1945, un tocco paradossale data la nazione contro cui si combatté la battaglia.

Tutto ciò riflette in parte il declino dell’industria del Marsala: la fillossera, le crisi economiche, le guerre mondiali e la crescente sobrietà della Royal Navy ridussero un tempo un’industria fiorente a un’attività oggi più boutique. Tuttavia oggi il Marsala sta vivendo una piccola ma significativa rinascita.

Un portavoce del 1805 Club — che prende il nome dall’anno della celebre vittoria — ha espresso il desiderio di servire nuovamente questo vino siciliano fortificato nei futuri Trafalgar Night Dinners, accanto al tradizionale HMS Nelson LBV Port. Considerando quanto Nelson e Trafalgar restino vivi nella cultura britannica, forse il ritorno del vino più strettamente legato al grande ammiraglio sulla “tavola del gentiluomo” è ormai tempo debito.

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