È impressionante la continuità qualitativa che Simone Spinelli imprime anno dopo anno ai suoi vini a base di uve pecorino. Coadiuvato dall’enologo Pierluigi Lorenzetti, suo mentore sin dagli inizi, il suo Artemisia ha inanellato una lunga serie di prestazioni magnifiche. E il suo primato sembra ancor più inscalfibile con l’entrata in produzione dell’alto vigneto di Castel di Croce (siamo a quasi 900 metri di quota) dove la varietà, che ha origine appenninica, dà prova di esser ancor più a suo agio. Un calice di Mèroe ?21, Metodo Classico non dosato, basta a confermare la tesi: salatissimo, grintoso, fresco d’agrumi e complesso di sensazioni minerali e crosta di pane. Poi arriva il suggello dell’Artemisia ?24: le note agrumate si fanno più precise, innervate di sensazioni di frutti gialli, anice, fiori di prato; la bocca è spettacolare: agilissima ma saporita, salina, davvero molto lunga. C’è spazio anche per il rosso: Caico ?22 (montepulciano e 20% grenache) ha sorso tonico, speziato e sobrio.
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