Nelle colline che fanno da confine tra Toscana e Lazio – siamo nei pressi di Manciano – le condizioni climatiche sono quasi opposte a quelle squisitamente mediterranee del resto della Maremma. Fu questa consapevolezza che, negli anni Ottanta del secolo scorso, convinse Enos – il nonno dell’attuale proprietario di Montauto Riccardo Lepri – a puntare sui vitigni bianchi e sul sauvignon in testa. Una scommessa che suo nipote ha rilanciato, aggiungendo quella con il pinot nero. Quest’anno il vino iconico dell’azienda, l’Enos I, con l’annata 2024, tocca vette assolute. La nota varietale è sussurrata, lasciando ampi spazi a sentori fruttati (percoca) e minerali (pietre bagnate), conferendogli doti di eleganza e complessità . La bocca è grassezza e tensione allo stesso tempo, entra punzecchiando la lingua ma finisce lunga e armoniosa. Tra le due rarissime selezioni Poggio del Crine, il nostro palato pende verso il Pinot Nero ’21, ricco di aromi di piccoli frutti rossi e dal sorso strutturato e dinamico allo stesso tempo. Da segnalare il solito ottimo Ciliegiolo Silio.Â
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