La Chiarlo, sotto la guida tecnica di Stefano Chiarlo e del suo staff non sembra aver subito contraccolpi sulla qualità dei prodotti dopo la morte del grande Michele, fondatore della cantina. L’azienda continua imperterrita a macinare successi nel campo del Nizza e dei grandi rossi dell’Albese. Abbiamo notato però che la Chiarlo abbia ripreso ad interessarsi da vicino alla zona del Gavi, dove i primi risultati sono già nel bicchiere. Anche se quest’anno il Cannubi ’21 si è fatto valere per un inusuale fittezza della trama tannica che gli ha donato maggiore austerità e per la sua classicità, dopo una scelta difficile siamo tornati verso il Cerequio, più ricco di carattere, che si esprime attraverso gli splendidi aromi balsamici che allietano il frutto e attraverso la sua raffinata austerità. Brillano anche i due Nizza ’22: più spido il Montemareto, più voluminoso il La Court. Faset e Asili, i due Grand Cru del Barbaresco se la giocano alla pari. Torna ai fasti di tre decenni addietro il Rovereto, un Gavi raffinato nei profumi e di grande struttura e lunghezza al palato.
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