Oreste de Santis è giovane, ma ha una visione molto chiara. In pochi anni è riuscito a conquistare una posizione di rilievo nello scenario irpino, evitando la tendenza di alcuni suoi conterranei a eccellere in una sola tipologia e produrre il resto per semplice esigenza di completamento della gamma. Valorizza tutti e tre i vitigni chiave, anche grazie alla posizione quasi baricentrica della sua cantina nel territorio, e lega ogni etichetta ad appezzamenti specifici. Per esempio il vino che più ci ha convinto quest’anno è stato il Taurasi Evocatus Riserva ?19: balsamico e ferroso nei profumi, appena caldo, ma ben estratto e con un buon potenziale evolutivo. Molto ben riuscito anche il Fiano di Avellino Signifer ’24, preciso, erbaceo, salino e rinfrescante, proveniente da uve da vigne d’alta collina in quel di Lapio. Ma il vero capolavoro è il Greco Contrada Epitaffio, che per la tiratura limitatissima, recensiamo nella sezione Vini Rari.
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