Cleto Chiarli rappresenta una figura fondamentale nella storia del Lambrusco modenese. Nel 1860, il fondatore decise di cambiare radicalmente l’offerta nella sua Osteria dell’Artigliere, cominciando a imbottigliare invece di vendere il vino sfuso. Quel vino era rifermentato in bottiglia, pratica normale all’epoca. A partire dal 2000, la rinnovata Cleto Chiarli decide di puntare sull’individuazione dei cru che offrono le migliori uve, in particolare Sorbara e Grasparossa, e sulla riscoperta del Metodo Ancestrale. Gamma di tutto rispetto quella presentata da Chiarli, che si rivela affidabile su tutte le tipologie, in particolare sul Lambrusco di Sorbara e sul Grasparossa di Castelvetro. È proprio quest’ultimo a stupire la commissione d’assaggio: il Vigneto Cialdini, derivante da singola vigna, ha struttura, corpo, tannini ben integrati e tanta tanta freschezza. Ai profumi di fragola e leggera sensazione di pepe, segue una bocca di perfetto equilibrio. Molto buoni anche i Lambrusco di Sorbara, specie il Premium Mention Honorable.Â
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