Ultima valutazione effettuata nel 2025
Raggiungere Contrada Bricconi non è cosa semplice: gli stretti tornanti mettono alla prova chiunque, ma la fatica del viaggio viene ripagata con gli interessi. Vale la pena arrivarci perché dietro a questo progetto c’è un coraggio raro, quello di alcuni giovani agricoltori che hanno deciso di restituire vita a un borgo montanaro del XV secolo, rimasto a lungo abbandonato tra boschi e pascoli. Non si tratta quindi soltanto di un ristorante, ma di una realtà viva e composita, dove si allevano animali, si producono formaggi e si pratica un’idea di montagna intelligente e autentica. Lo chef Michele Lazzarini, nato e cresciuto in queste valli, ha trascorso nove anni al fianco di Norbert Niederkofler al celebre St. Hubertus di San Cassiano. Oggi guida la cucina di Bricconi con maturità tecnica e sensibilità, portando il progetto alla sua naturale compiutezza. Il talento qui non è un’esibizione, ma un linguaggio preciso e riconoscibile, capace di lasciare memoria al palato. Un piatto emblematico sono le lumachine con siero innesto, burro affumicato e agone: armonia pura, che unisce memoria, tecnica e sapore. Ma non meno sorprendenti sono la battuta di coniglio crudo servita dentro un uovo, la quaglia allevata in loco con salsa jerk, che diventa racconto della biodiversità alpina, o la ceviche di salmerino. Il finale è affidato a una caramella di siero di latte, uno scarto di caseificazione trasformato in gioiello goloso: attenzione, crea dipendenza. La sala riflette la filosofia del luogo: intima, essenziale, mai fredda. Il servizio scorre con ritmo sicuro, presente ma non invadente. La carta dei vini guarda soprattutto alla Lombardia con etichette di nicchia ? interessante, seppur migliorabile ? e non mancano pairing analcolici sorprendenti. Prima di andare via, fermatevi al bancone all’ingresso: vi aspettano i formaggi della casa. Assaggiate lo stracchino bergamasco stagionato, quello autentico, ben diverso dai prodotti molli e anonimi dei supermercati. È l’ennesima conferma che qui nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio racconta un’idea chiara di territorio, tempo e cucina.
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